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agosto 2015

Al calar del sole

#aggiornaocchiamandorla : prima settimana

30 agosto 2015

Non so bene da dove iniziare, ma farò un resoconto di una delle settimane più difficili della mia vita cercando di non annoiare troppo. Ma se la noia vi dovesse assalire avete il mio permesso di dare un’occhiata solo alle foto. Pronti? Via!

Venerdì 21 agosto, 22.30, Malpensa

Il nervosismo è tanto, l’ansia pure, l’eccitazione anche, ma la malinconia batte tutto. Non voglio partire, ma sono più occupata a consolare la mamma e la zia.

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Alessandro x 2 + Marco + 30 kg di bagaglio da imbarcare + 8 kg di bagaglio a mano + 5 kg di 24 ore = viaggio beata tra i pacchi e gli uomini.

Sabato 22 agosto, 05.00, Doha.

Siamo a metà del viaggio, siamo in Quatar, in un aereoporto super di lusso, dove 2 brioche e un tè ci costano 10 euro. Ma c’è il wi-fi che ci tiene compagnia e riusciamo ad arrivare fino alle 12 dove ci imbarchiamo per Pechino.

Domenica 23 Agosto, 02.00, Beijing.

Finalmente siamo arrivati. Viaggio infinito, siamo avanti di 6 ore, stanchi morti e passiamo la seconda notte insonne, stavolta in aereoporto. Ma sogniamo già la nostra bellla cameretta con una bella doccia: mai sogno fu più illusorio. Gli alloggi alla Uibe sono finiti (finiti? E la lettera che ci confermava di avere una stanza? Non importa! E la nostra referente? In vacanza! L’inglese che dovevano parlare tutti? No, solo cinese) e ci sistemano in una serie di dormitori che io non sono in grado di descrivere. Per non parlare del fatto che non abbiamo un bagno: non solo in camera ma nell’interno edificio. Voglio tornare a casa è la prima reazione. E la seconda. E la terza. L’unica cosa che non ci fa tornare davvero in aereoporto è che siamo tutti nella stessa barca e, si sa, mal comune mezzo gaudio (a dir la verità di gaudio ce n’era proprio poco poco).

Lunedì 24 agosto: registration & application. Ma soprattutto Beihai Park & Hutong.

La mattina del lunedì ci occupiamo di un po’ di cose burocratiche, ma nel pomeriggio ci buttiamo nella visita di Pechino. Iniziamo con un parco imperiale, il Beihai Park, un parco immenso con un laghetto centrale, molto bello e affascinante. Abbiamo anche fatto una vera e propria “cinesata” prendendo una sorta di barca a fiore e facendo il giretto del lago.

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Siamo andati poi in un posto veramente meraviglioso, un Hutong, ovvero una vietta tipica cinese dove ci siamo consolati con un Mojto che ci è costato esattamente 1.30 €. Non male, vero?

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Concludiamo la giornata con un’azione illegale: andiamo a fare la doccia nel dormitorio maschile (perchè noi la doccia continuiamo a non averla) da due amici italiani che dividono il bagno con altri due ragazzi. Il bagno è una cosa indescrivibile. Sul pavimento a parte sporco e muffa c’è qualunque cosa: una decina di bottigglie di sapone finito, una cioccolata avanzata, un cucchiaio di plastica rotto dei pezzi di appendini, della carta sporca di marrone (approfondiamo?) e dei tappi. Mi rendo conto che dopo una giornata in giro nel caldo di Pechino la mia voglia di fare la doccia batte tutto e non so con che coraggio riesco a lavarmi.

Martedì 25 agosto: panico, T.F. e discoteca.

Questa giornata inizia storta. Perchè? Perchè ci dicono che dal giorno dopo non avremmo più avuto una stanza e che non sanno dove metterci. Problemi di gestione, troppi iscritti, non avevano capito, non avevamo capito, non c’è la referente, non lo sanno, scegliete voi la scusa.

Che cavolo faccio a Beijing, dall’altra parte del mondo, senza sapere parlare il cinese, senza un posto dove vivere e senza tanti soldi (si mi sono dimenticata di dire che la mia carta sembrava non andare)? La soluzione sembrava solo una: tornare a casa. Non so se fossi più delusa da me stessa o più felice di questa conclusione.

Sta di fatto che ci facciamo coraggio e andiamo in un ufficio a caso spiegando la nostra situazione: l’impiegata sta per mettersi a piangere. Dopo ore di attesa e di panico scopriamo che l’università ( che nel frattempo ha ricevuto non so quante mail dalle università di tutto il mondo nelle quali si lamentavano del trattamento riservato agli studenti internazionali) ha trovato una soluzione, ci metteranno in un hotel, due in una stanza minuscola, ma abbiamo un bagno in camera, con un water. Mi viene da piangere.

Nel pomeriggio restiamo nel campus e faccio da baby sitter a questo meraviglioso bimbo di due anni: la mamma italiana ha deciso di trasferirsi in cina per riuscire a fare stare il bimbo con il papà che aveva conosciuto quando era venuta qua. Restare a casa le sembrava troppo comodo, voleva dare il meglio a T.F. che sta crescendo imparando 4 lingue: italiano dalla mamma, spagnolo dal papà e inglese e cinese dalle persone che lo circondano. La ragazza è del ’93 e insegna italiano ai cinesi, e spera in un futuro felice per il suo bimbo. Italiani bamboccioni a chi? Ragazzi senza sogno e senza coraggio a chi?

Decidiamo di festaggiare andando in discoteca (cosa che io odio) ma mi dicono che è cultura e quindi ci vado. Effettivamente mai e poi mai avrei immaginato un mondo così tamarro, ricco, pieno di sprechi, di vomito, di decorazioni lussuose. Gli occidentali non pagano, siamo un’attrazione per i cinesi stra ricchi e per tutta sera abbiamo free drink e entrate gratuite in tutti i club della via.

Mercoledì 26 agosto: trasloco.

Giornata del trasloco paragonabile ad un parto. 4 ore per fare il check out, non mi vogliono restituire i soldi della caparre del cesso nel quale mi avevano sistemato, pensavano fossi olandese, continuavano a chiamarmi Mellanie, mi accusavano di aver rubato un telecomando e non volevano darmi la camera nel nuovo hotel.Ciarida. Ma quando arrivo nella mia camera attuale mi commuovo e non vorrei più uscire. Non importa che abbiamo l’elettricità contata, che non abbiamo internet, che abbiamo l’acqua calda solo 2 ore al giorno, che avremo i muratori in camera tutti i giorni perchè devono finire di sistemare le tubature, non importa che sia necessario fare lo slalom per arrivare in camera perchè ci sono scatoloni ovunque. Abbiamo una camera e ha anche un bagno: non chiedo altro.

Giovedì 27 agosto: Ikea e buone nuove per il Tibet

Giovedì non finiva più, una noia mortale. Solo due cose degne di nota: siamo andati all’Ikea e abbiamo confermato la leggenda metropolitana secondo la quale i cinesi dormono nei letti e nei divani in esposizione. Avrei tanto voluto vedere la faccia dei primi svedesi, vedendo la loro esposizione ordinata e perfettina decorata da cinesi russanti e sbavanti.

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L’altra cosa degna di nota è che finalmente ho trovato una compagna per il viaggio dei miei sogni verso il Tibet. Patricia, una ragazza brasiliana, ha detto che stava cercando qualcuno con cui andare ed eccomi qui: adesso dobbiamo solo organizzarci.

Venerdì 28 agosto: Auguri Danielita e visita al meraviglioso Summer Palace.

Venerdì inizia un po’ malinconico: è il compleanno della mia mamma e anche quest’anno lo salto. Ma la chiamo e la riesco a sentire bene (grazie ad una app che si chiama Indoona) e sono più felice. In più abbiamo organizzato la visita al Summer Palace, un parco immenso, residenza estiva delle vecchie dinastie degli imperatori. Il parco è davvero meraviglioso, composto da templi, palazzi, rocce, chioschi, veramente da togliere il fiato. Serve tutto il giorno per vedere questo parco e comunque non siamo riusciti a vederlo tutto. Ma abbiamo 4 mesi qui, ci torneremo!

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Alla sera ci piazziamo da Kfc, noto per il suo potente Wi-fi. Chiamo a casa e sono tutti riuniti per il compleanno della mamma. Mamma, papà, Mario, nonne, zia: mi spiace ma non c’è visita e cultura che tenga, quando tutti mi sorridono da portarmi via il cuore, la mia famiglia vince su tutto.

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Sabato 29 agosto: Lama Temple, Confucio Temple, Silk Market e anatra pechinese

Il Lama Temple è un tempio buddista, con pochi turisti e molti raccolti in preghiera. Ogni bastoncino di incenso rappresenta un desiderio o un desiderio realizzato.

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Meraviglioso è stata la vista di una ala del Tempio che si chiama “Falun Hall”: dopo dicono che penso sempre alla svezia!

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Ci siamo poi spostati in una viettina di fronte al Confucio temple, il tempio dedicato a Confucio con alberi meravigliosi di 700 anni.

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Vogliamo concludere con un po’ di shopping e ci rechiamo al Silk Market, uno dei mercati più famoso per il falsi cinesi uguali agli originali. Contrattare è d’obbligo e se in India bisognava puntare alla metà del prezzo chiesto inizialmente, qui bisogna puntare ad un quarto. Una fatica!
Torniamo a casa presto perchè alle 7 ci aspettano un gruppo di cinesi che vogliono portarci in uno dei posti più lussuosi di Pechino per mangiare l’anatra alla Pechinese, piatto tipico di Pechino. 
Meraviglioso il cibo, meravigliosa l’arte di tagliare l’anatra, meraviglioso il ristorante.

Domenica 30 agosto: Riassunto, riflessione e riposo.

La domenica è il giorno per fare il punto della situazione. Infatti è esattamente una settimana che sono dall’altra parte del mondo, lontano da tutto quello a cui tengo. Sono in camera, cercando di scrivere le cose più interessanti, lasciando da parte la descrizione dell’angoscia, della preoccupazione, delle lacrime. Non posso negarlo: è stata una delle settimane più difficili della mia vita. Lontano dai punti di riferimento, mi accorgo che non sono così forte come avrei voluto, come avrei pensato. Mi accorgo che sapere l’inglese non è sempre sufficiente. Mi accorgo che non sono così pronta a rinunciare alle comodità. Mi accorgo come accogliere una nuova cultura e farsi accogliere non è così immediato. Mi accorgo comunque di quanto io sia fortunata ad avere degli amici che si sono fatti vivi tutti i giorni per starmi vicino, di quanto io sia fortunata a poter tornare a casa se le cose si faranno ingestibili, di quanto io sia fortunataa poter vivere quest’esperienza che, comunque andrà, mi renderà più forte e, spero, più grande. Insomma di come io non sia mai #notfarenough per sentirmi lontana dal calore di tutti.

Voto della settimana: 5+. Troppe le cose andate storte per avere una sufficienza, troppe gli imprevisti che non sono riuscita a risolvere come avrei voluto. Ma non un’insufficienza grave. Insomma, è un po’ come se Beijing avesse delle grandi potenzialità ma non si impegnasse. O forse sono io. Insomma “ha le potenzialità ma non si impegna”.

Foto della settimana: 

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Da Beijing per #notfarenough, per la prima settimana è tutto. Un abbraccio e un Nihao a tutti.

G.

Al calar del sole

Niente, fra poche ore parto.

21 agosto 2015

Non ho ancora capito se sono felice o triste, agitata o rilassata, convinta o indecisa. L’unica cosa della quale sono sicura è che sono circondata da persone splendide che mi hanno abbracciato in modo mer11909808_10153099687686662_90220535_naviglioso, mi hanno detto di restare e mi hanno detto di partire, mi hanno sgridato per le poche medicine e mi hanno fatto regali meravigliosi, mi hanno scritto messaggi di auguri e di buon viaggio che vorrei condividere con il mondo e tenere solo per me, mi hanno detto che mi invidiano, che sono fuori di testa e che è ora di stare un pò a casa con loro. Ognuno nel suo modo mi ha fatto sentire amata in un modo cosi’ reale, con gli occhi cosi’ lucidi, con un sorriso cosi’ grande che non può essere finzione.

Grazie a tutti, con il cuore in mano.

Lo dico sempre, e lo dico ancora: senza di voi, mio porto sicuro, mio bagaglio immenso, mia gioia del ritorno, io non andrei da nessuna parte.

Un grazie speciale a tutti i presenti ieri sera, ai creatori della splendida maglietta e alla canzone di Nicole. Un grazie che è un #notfarenough alla mia compagna di scrittura Marta, sopportatrice e supportatrice, perchè lei sa, lo sa davvero. Il grazie conclusivo sempre e solo alla combriccola che, eternamente, mi completa.

P.s. Se qualcuno volesse ogni tanto andare a casa Renzi a fare le vacanze e a fare un pò di coccole a Danielita, sarebbe cosa molto gradita.

P.s. 2 Quando sono partita per l’India vi ho lasciato con una citazione di Mia nonna ( “Daniela, me so Mia come ta let crisida, Ma che la sceta le l’è propes strana. Esciao.”). Per la parità dei sessi quest’anno vi lascio citando mio nonno: “go mia capit tat be ndo lè la Cina, ma go sintit Che l’è saltada, sciopada tota” (non ho capito tanto bene dove è la cina, ma ho sentito che è saltata, scoppiata tutta).

 

Ciao belli, seguite #notfarenough Che ne vale la Pena!

 

 

G.

 

Al calar del sole

Viaggio intorno al mondo in… 4 ore.

12 agosto 2015

Quando si dice che la qualità supera di gran lunga la quantità non si scherza. E non si scherza nemmeno quando si dice che Ie illuminazioni vengono quando meno te lo aspetti.

A me, per esempio è venuta girando il mondo, proprio l’altra sera.

Regalo di compleanno in anticipo: viaggio intorno al mondo in 4 ore. Scalata di corde in Brasile, scoperta della Corea, un giretto nella foresta della Malesia, due passi in Azerbaijan, una cenetta cilena e, per concludere, uno spettacolo tutto bresciano davanti all’albero della vita.

Le aspettative erano tante e contrastanti, ma questo Expo ci ha lasciato davvero a bocca aperta. Provo a dimenticare le critiche e le troppe domande che mi lascerebbero un pò l’amaro in bocca e mi godo la serata con una famiglia che, come sempre, si supera.

E io?

Io Vago fra migliaia di persone e, in questa serata perfetta, ecco l’illuminazione, ecco che lo stato di negazione che ero riuscita a costruirmi negli ultimi mesi si sbriciola per lasciare spazio alla tanto amata/odiata consapevolezza. Realizzo finalmente che tra 10 giorni parto, per una nuova avventura, per un nuova Paese, per una nuova cultura, per un nuova vita che mi farà scoprire una nuova sfumatura di me stessa (no, non di grigio).

Me ne rendo conto davanti al padiglione della Cina. Resto senza fiato, ho paura, sono agitata, non voglio più partire.

Odio il fatto che io mi sia bloccata , odio che sia successo in questa serata regalo meravigliosa, odio che sembra che questo attimo non finisca più.

Eppure sembra che nessuno si sia accorto di niente, sembra che il mio sorriso abbia fatto bene il suo dovere, nascondendo la verità e il panico che si è impossessato di me.

Ancora una volta il viaggiare, seppur solamente tra i padiglioni del mondo, mi ha aperto gli occhi. Il viaggio è reale, è tra pochi giorni, l’ho voluto io, accetterò le conseguenze e prenderò ogni novità come una ricchezza. Girerò con mani, occhi e cuore aperto, o almeno ci proverò.

Mi giro e ricomincio a respirare nel momento in cui Mario mi sorride e mi sorprende: lui non sorride quasi mai. E la serata ricomincia, in questo bel lavoro italiano.

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G.

Guests

Viaggiare, ovvero confessioni agostiniane per nomadi dispersi.

7 agosto 2015

I filosofi sono dei tipi tranquilli. Si dice che non sentano la necessità di muoversi tra spazio e tempo per dare un senso alla vita. I mistici, dell’Oriente o dell’Occidente che siano, ritrovano nell’ascesi la loro dimensione umana.

E io? Io viaggio, ma non ho ancora capito il perché.

C’è chi si sposta per le presunte necessità del Ventunesimo secolo, chi per amore, chi perché è semplicemente nato così (i turisti non vanno calcolati, vedi la voce ‘divertissement pascaliano’). Ecco, io faccio parte di coloro che sono usciti dalla placenta con moto centrifugo e ora si ritrovano a trottolare in giro per il mondo. Zaino, valigia, pesa valige, biglietto. Stampato? No. Corri. Gli occhiali! Dove sono? Tanti saluti agli addii, aveva ragione Tondelli. Bene, si parte.

Siamo in cerca di qualcosa o “semplicemente” abituati così? Non saprei.

Forse non è proprio la meta lo scopo del viaggio (no, non sono Kerouac, né Frusciante, né Holden), non è qualcosa che c’è al di fuori di noi quello che vogliamo, ma un innato desiderio di cambiamento. L’unico ragionamento che hai fatto, l’hai concluso la prima volta che ti è stata raccontata una storia, era ed è: viaggerò per sempre. Detto ciò, ogni scelta è sincera, ogni decisione viene presa con un colpo di reni e il volto stanco, quasi sicuramente con gli occhi che navigano nel tramonto, intravisto al di là del finestrino di un treno o attraverso un oblò. Ispirati o consolati da un paesaggio rurale, ci scontriamo costantemente con la voglia di riscoprire le radici di chi non ha radici: la Terra.

La spinta. La forza motrice è una pulsione viscerale, un mal di pancia, non siamo trainati da qualcosa. In fondo, puntiamo il dito sulla mappa quasi per caso. È una luce interiore che ad un certo punto ci induce a preferire l’immersione delle mani nella sabbia del deserto al sentire la neve sferzante sul volto. Non potrebbe essere altrimenti.

E quando due nomadi si guardano negli occhi, ritrovandoci gli abissi del tempo e i colori di luoghi inaccessibili ai più, cosa provano? A cosa pensano? Cosa si raccontano, al di là delle parole?

È vero, le aquile non volano a stormi. Eletti, ma affini, insostenibilmente grevi, ma evanescenti e leggeri, è possibile che gli incontri di due esseri liberi siano qualcosa di più di una rinuncia o di una passeggiata? Non è data una risposta.10411773_10152578331822150_2662134146651412706_n

Ciò che è risaputo è che probabilmente un’altra mattina ti sveglierai. Avrai sul comodino una bussola che non ti indicherà la strada e un orologio che non ti aiuterà a ritrovare il tempo perduto. Qualcosa, però, sarà ancora con te: degli occhi con cui far specchiare il sole, delle gambe con cui camminare, e il mal di pancia. Starà a te scoprire il ritmo a cui assoggettare la strada, farlo coincidere con i battiti del tuo cuore e ridere così di gioia da far impallidire la luna. E pure le stelle.

 

D.

Guests

Spostamenti di famiglia

4 agosto 2015

Ci è sempre piaciuto viaggiare, come individui, come coppia, come famiglia.

E’ risaputo che viaggiare significa imparare, fare esperienze, conoscere luoghi e persone che ti insegnano e ti fanno comprendere quanto tutto possa essere relativo….mai assoluto.

Fu così che alla proposta di trasferire l’intera famiglia per esigenze di lavoro del capofamiglia in un’altra città, in un altro paese, in un altro continente per un periodo di …..2, 3, 4 anni…..i dubbi sono stati veramente pochi e si sono dissolti quasi immediatamente in un convinto, seppur denso di incognite, SI’.

Certo questo avrebbe voluto dire cambiare abitudini, lasciare temporaneamente il lavoro che fa parte di me, far cambiare scuola a Marta e Giorgio di appena nove e sei anni; allontanarli dagli amici, dagli affetti familiari ma la volontà di tenere unita la famiglia in un’esperienza di questo tipo, non ha dovuto lottare con troppi dubbi e incertezze.

Ed ecco che i primi di luglio del 1999 io, Marta e Giorgio abbiamo lasciato il caldo estivo di Lodi per immergerci nel caldo perenne de Il Cairo e raggiungere Ferruccio che già da qualche mese lavorava e aveva trovato casa a Mohandessin.

 

Indelebili le immagini dell’aereoporto di Linate con i nonni visibilmente commossi, ma altrettanto forte nella mia mente l’impatto con suoni, profumi, odori, modi di vestire, di parlare,di gesticolare….. una volta arrivati all’aereoporto de Il Cairo.

Tante, troppe sarebbereo le sensazioni, gli aneddoti, gli umori, le vicissitudini quotidiane da raccontare: il primo giorno della prima elementare di Giorgio, la Prima Comunione di Marta, l’apparecchio per i denti di Marta, l’esperienza alla Caritas della città con le neo mamme e i loro piccoli, la guida nel traffico cittadino, l’ufficio di Wadj el Nile…….

Dell’esperienza in Egitto, che alla fine è durata poco meno di due anni, rimangono i legami forti di amicizie strette con persone care, la coscienza di aver potuto vivere da “espatriati” in un paese straniero con tanti privilegi e pochi disagi, la consapevolezza di  esserci potuti immergere in una nuova realtà che ci ha donato occhi nuovi, orecchi nuovi e soprattutto un cuore nuovo.

Le lacrime di una bambina di nove anni al momento dell’arrivo poiché tutto sembrava brutto, sporco, faticoso da affrontare, sono state le stesse versate al momento della partenza  definitiva per l’Italia.

Sì, perché vi era , forse, la consapevolezza che un capitolo di vita importante, seppur relativamente breve, si stava chiudendo…….inesorabilmente.

 

L.

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Il mio #notfarenough: 28 giorni

1 agosto 2015

Protagonisti:

  • mamma C., 34 anni e molto incinta di Gioele, con Vittoria, quasi 9, e Alessandro, quasi 5;
  • nonno A., sponsor e autista ufficiale dell’avventura;
  • la sorella/zia E., mamma di Gaia, quasi 10 e Marco, 6;
  • nonna R., assunta come colf per i primi 15 giorni.

Comparse:

  • zio A. che, nei ritagli di tempo, è stato utilizzato come figura autoritaria;
  • papà C., comparso solo 3 giorni come la Madonna di Lourdes;
  • sorella/zia B + 2 figli.

L’idea sembra malsana. Quest’anno, complice un inverno farcito di bronchiti, riniti e polmoniti, un giorno abbiamo deciso che, visto che la sottoscritta è nullafacente (se essere in maternità del terzo figlio può essere definito tale), saremmo andati tutti un mese al mare. Loano. Liguria.

28 giorni di… Mamma posso entrare in acqua;

28 giorni di… tutti in fila per spalmata di crema spf 50+ che la farmacia a fine mese ci ha fatto in regalo;

28 giorni di… ma lui mi ha rubato il secchiello;

28 giorni di… mamma ho imparato a fare anche il morto coi braccioli (prima non entrava nemmeno nella piscina);

28 giorni di… ma lo sai che sotto l’acqua si galleggia benissimo;

28 giorni di… mamma corri col secchiello ho preso un granchio rosso e nero disabile senza una chela. Mettilo vicino sotto la sdraio. A me i granchi fanno SCHIFO;

28 giorni di… mamma ho trovato un sasso verde bellissimo e uno blu;

28 giorni di… mamma ma Gioele nell’acqua galleggia?;

28 giorni di… signora ma che pancione, manca poco? NO. Devo arrivare ad ottobre. FATTIICAZZITUOI;

28 giorni di… sveglia-spiaggia-conad- doccia-pranzo-riposino-spiaggia- doccia-cena;

28 giorni di… cambio in rosso- prendi 4 carte uno;

28 giorni di… fate 5 pagine di compiti altrimenti niente gelato;

28 giorni di… non voglio asciugare i capelli;

28 giorni di… lo iodio agita e anche il vento;

28 giorni di… sciatalgia con cane attaccato alla chiappa;

28 giorni di… ma come fanno le altre mamme ad essere così rilassate.

Ma comunque.. 28 giorni di colazione senza fretta, tuffi, corse e castelli di sabbia, focaccia alle 10 e quella che avanza la sbricioliamo agli uccellini,bacini che sanno di sale, coccole nel lettone, gelato al cioccolato quasi tutto sulla maglietta, camminare senza ciabatte fa solletico, mamma ti spalmo io la crema sui piedi che tu non ci arrivi, papà ci manchi da morire vorremmo che ci fossi anche tu, papà ti amiamo tanto…

Fare la mamma è il mestiere più difficile del mondo… ma anche il viaggio più bello.

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C.