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dicembre 2015

Al calar del sole

THE END

21 dicembre 2015

Siamo giunti alla fine e finalmente ho capito tutto. Mi ci sono voluti 4 mesi, 4 mesi di risate, pianti, incazzature, punti di domanda, ma finalmente ho capito: tu, mia cara Cina, ti volevi fare odiare. Tadaaa ho risolto il mistero, ho svelato l’arcano. Ti sei impegnata, cara Cina, hai fatto del tuo meglio, hai studiato i miei punti deboli, hai esaminato i miei limiti e ti sei divertita nel tuo progetto di farti odiare. Dici che sto dicendo delle cavolate? Molto bene allora, partiamo dall’inizio.

L’università di Modena e Reggio Emilia offre sempre 2 borse di studio: una per la Cina e una per gli Stati Uniti. Indovina un po’ quando faccio domanda io? Quando c’è solo una borsa di studio per te, mia cara Cina. Hai eliminato la mia chance degli Usa mettendoti tra me e i miei sogni. Ti pare corretto? Ti sembra di iniziare con il piede giusto? Io direi proprio di no, a meno che naturalmente non volessi farti odiare. Ma io ti frego e dico “Cina? Perchè no!” e parto e arrivo e non so una parola di cinese perchè tanto “tutti in università parlano inglese” e mi danno una stanza-cesso (ma senza un cesso nemmeno nell’edificio) e dopo due giorni mi dicono che non avrò più nemmeno quella e che sarò in mezzo alla strada. Ti pare, Cina? Ecco questa è stata la tua accoglienza e lì devo ammettere che ce l’avevi quasi fatta a farti odiare, ce l’avevi quasi fatta a farmi tornare a casa. Che cavolo facevo in una strada di Beijing senza sapere una parola di cinese e senza soldi (si, la mia carta di credito non andava)? Ma cara Cina, se ora ti sto scrivendo è perchè hai sottovalutato due aspetti:

  1. non solo sono molto testarda, ma sono anche molto competitiva: se avevi iniziato una sfida contro di me, io volevo vincere;

  2. mi hai circondato di persone splendide.

Ecco, per quanto riguarda il secondo punto, Cina, non ti sei impegnata molto perchè, se davvero avessi voluto vincere non avresti dovuto darmi questa bella famiglia pechinese. Ma soprattutto non avresti dovuto darmi J., perchè in lui ho trovato un amico, un fratello, un sostegno, un appoggio, un compagno di viaggio. Non ho dovuto fingere che mi piacessero le discoteche perchè lui è come me e ha sempre preferito una cenetta tranquilla, una partita a carte e due chiacchiere in mia compagnia. Mi ha ascoltato, mi ha abbracciato quando piangevo, mi ha fatto ridere quando ne avevo bisogno e si è aperto con me, lasciandomi conoscere la splendida persona che è.

Poi, cara Cina, hai fatto un altro errore imperdonabile, se volevi arrivare alla vittoria. Mi hai dato una coinquilina, M., che è stata per me aria pura (e a Pechino serve davvero!) quando avevo bisogno di aiuto, di una risata, di un gossip. E’ stata la compagna organizzata, educata, pronta alla lotta che ognuno vorrebbe avere al proprio fianco in Cina e che io ho avuto la fortuna di avere. Il nostro legame ha radici profonde che affondano in quella piccola cittadina svedese nella quale entrambe abbiamo lasciato il nostro cuore. Se aggiungi a questo legame, nato ancora prima che ci conoscessimo, delle chiacchiere fino a tarda notte, scampagnate per Beijing, pettegolezzi, serie tv, viaggi, allora quella che è nata come semplice condivisione di una stanza, è diventata presto un’Amicizia, di quelle con la A maiuscola.

Ecco Cina, mi hai fatto conoscere tantissime persone meravigliose, ma hai messo al mio fianco due persone che sono diventate mie amiche e alle quali voglio davvero bene (anche se non sono riuscita a fare apprezzare a nessuno dei due i Matrioska!).

Quindi, tornando a noi, cara Cina, in certi momenti ero davvero sicura di farcela, anche se devo ammettere che sei stata una degna avversaria: le parole routine e monotonia non hanno fatto parte del mio vocabolario per nessun giorno dei 4 mesi della mia vita pechinese. Stanza minuscola, cibo discutibile, bagno intasato, topi ovunque (anche in camera), sputi, vomito, risucchi, tentativi di truffa, contrattare anche per la carta igienica, acqua calda solo 2 ore al giorno, riscaldamento rotto, internet a intermittenza e inquinamento che in mio onore ha raggiunto livelli mai toccati prima di quest’anno, sono state della ottime mosse da parte tua, cara Cina.

Ma ti rendi conto però, cara Cina, di quanto io mi sia sentita felice quando ho fatto l’ultimo gradino e ho visto quel serpente di mattoni snodarsi per le tue belle colline? Come facevo ad odiarti quel giorno? E come faccio ad odiarti ogni volta che ci ripenso? Lo sai, cara Cina, che hai l’esercito di terracotta, la modernità di Shanghai, l’antico fascino di Pingyao e l’atmosfera magica di Tianjin? Lo sai che hai Pechino che è un tripudio di modernità e storia, cultura e fascino, tradizione e avanguardia?

Sai qual è stata un’altra cosa che non avevi considerato? Il potere delle parole, il potere che questo blog ha avuto nel farmi sentire mai abbastanza lontana da nessuno, perchè chi con un mi piace, chi con un commento, chi con un messaggio, tutti mi sono sempre sembrati vicini, quasi che facessero il tifo per me. Tu, cara Cina, avevi una tifoseria come la mia combriccola? Non penso proprio, cara mia!

E alla fine 4 mesi sono passati, riesco a ordinare del cibo e a dire al tassista dove voglio andare nella tua lingua, riesco a capire dove andare con la metro, riesco a capire quando è meglio mettere la mascherina e quando qualcuno sta cercando di fregarmi.

4 mesi sono passati e sono stati lunghi e corti: settembre non passava mai, novembre non so dove si sia cacciato e dicembre non si è nemmeno visto. 4 mesi nei quali mi hai dato buoni motivi per odiarti, ma anche buoni motivi per custodirti nel mio cuore.

E ora sono qui, nella mia camera, circondata di valigie nel tentativo di fare rientrare 4 mesi cinesi in 30 kg, in un articolo e in qualche lacrima. Vorrei poter ricordare tutto e tutti, vorrei tornare ed essere in grado di raccontare, di far vedere con i miei occhi, di far sentire con il mio cuore. Come si fa a salutare tutto ciò che è stato, seppure per breve periodo, la mia casa, la mia famiglia, il mio appoggio?

Abbasso la guardia e si insinua in me una teoria alternativa. Forse, cara Cina, non volevi farti odiare, volevi solo farmi fare un passo in più, un passo che non avrei potuto fare se non nelle tue vie, in mezzo a mille difficoltà e in mezzo a mille domande. E allora avrebbero senso i compagni di viaggio splendidi e le chiamate rincuoranti. Forse, cara Cina, volevi solo farmi uscire dalla mia comfort zone, volevi solo farmi conoscere di più me stessa, farmi realizzare quanto ancora io abbia da imparare, quante lotte ancora ci siano da fare, quanto mondo ci sia ancora da ammirare. Non è che hai voluto farmi capire quanto non solo le persone possano amarsi a distanza, ma anche quanto le persone più diverse possano diventare parte della nostra vita, se solo gliene diamo l’occasione?

Non so quale delle due teorie sia quella giusta, ma, cara Cina grazie. Se mi avevi voluto sfidare grazie perchè, alla fine, ho vinto io. Se invece volevi solo essere per me una ruspa che aprisse un vortice che poi io potessi riempire fino all’orlo, allora grazie Cina perchè hai fatto un ottimo lavoro.

E infine, se tutte queste teorie sono frutto della mia immaginazione, perchè in fondo alla Cina, che ha 1.401.586.000 abitanti, della sottoscritta non frega proprio nulla, colgo l’occasione per ringraziare chi c’è sempre stato, chi c’è stato per poco, chi c’è stato per sbaglio, chi c’è stato troppo tardi, chi c’è stato dall’inizio, chi ha mandato un sms, chi ha sempre letto gli aggiornaocchiamandorla, chi mi ha ricordato chi sono, chi mi ha aiutato a scoprirlo, chi non ha mai smesso di esserci, chi mi ha mandato un audio, chi mi ha fatto una chiamata, chi mi ha mandato un abbraccio, chi ha abbracciato Danielita da parte mia, chi mi ha scritto una lettera, chi non è sparito anche andando a Roma, chi mi ha tenuta aggiornata, chi ha avuto l’idea di questo blog, chi ha fatto il tifo per me e chi ha permesso, come sempre, tutto. Ma soprattutto grazie a Jacopo e Martina che sono diventati, davvero, la mia famiglia pechinese.

Grazie davvero perchè, senza ciascuno di voi, stavolta, non ce l’avrei davvero fatta.

雪中送炭” (xuězhōngsòngtàn) = regalare del carbone a chi si trova nella neve. (proverbio cinese che indica il ricevere esattamente quello di cui si ha bisogno in un determinato momento).

Da quando una cosa esclude l’altra? Si possono avere radici e ali.” (Tutta colpa dell’amore)

Mamma, butta la pasta!

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Scusate tutti gli errori, ma questo articolo proprio non riesco a rileggerlo.

G.

Al calar del sole

Prendo e porto a casa

6 dicembre 2015

La fine si avvicina e io non posso rinunciare ai miei amati bilanci di fine esperienza. Avrei potuto gestirla meglio? Avrei potuto rinunciare a qualche mia regola mentale per lasciare più spazio al nuovo e allo sconosciuto?

C’è chi crede che pensare al “come sarebbe stato se” non serva niente, che sia meglio non pensarci, chiudere parentesi su parentesi ed andare avanti. Ecco, io non faccio parte di questo gruppo. Sguazzo nei “se solo”, facendomi viaggi mentali, ipotesi su ipotesi, immaginandomi in scenari improbabili, costruendomi dialoghi, rispondendomi intelligentemente. J.D. (Scrubs) è una persona senza immaginazione a mio confronto. Insomma, adoro pensare a come sarebbe stato se fossi stata più spigliata, meno coerente, più aperta e disponibile, più magra, più bella, più, più, più. Provo ad immaginare a come sarebbe stata quest’avventura in Cina se fossi stata single, se avessi amato le discoteche, se non me ne fregasse niente dell’università, se avessi amato il rischio e il pericolo, se avessi deciso di buttare la mia borsa di studio in sesso, droga and rock’n roll. Penso a come sarebbe stata questa avventura se all’inizio avessi avuto subito un alloggio, se non avessi pensato di dover sopravvivere, se avessi pensato solo al vivere.

Ma sarà vero che siccome non sono uscita tutte le sere per spaccarmi in discoteche di dubbio gusto allora non mi sono goduta la Cina? Se ho preso sul serio ogni presentazione, ogni paper, ogni lezione sono davvero solo una sfigata di prima categoria?

L’altra sera abbiamo fatto la cena di addio (si mancano ancora 15 giorni, ma alcuni partono prima, vanno a fare un giretto in Malesia – Thailandia – Myanmar – Vietnam – Cambogia – a tu non vai da nessuna parte? Pff!) e gente con meno barriere distrutte dall’alcool, mi è venuta a dire quanto fosse contenta che ci fossi anche io, si anche io, così “timida e riservata”. Timida e riservata io? Mi metto a ridere da sola perchè mi immagino Rachele che alza il suo sopracciglio e non aggiunge altro, perchè dice già tutto con quel minuscolo movimento. Rido, mentre immagino Mario che alla frase “Si vede che sei una tranquilla, una che non dice mai niente” risponde : “Ma se dre a fa del bu? L’è na rompi bale!” (Ma stai facendo sul serio? E’ una rompi palle!).

Eppure le persone qui sembrano avermi conosciuta così. Avrò sbagliato qualcosa? Oppure la nostra personalità ha delle sfaccettature che si mostrano diversamente a seconda delle persone e degli ambienti che ci circondano? O magari semplicemente anche io posso essere/ apparire timida e riservata?

Chi lo sa, forse avrei dovuto uscire di più, forse avrei dovuto dare una possibilità in più a qualche persona che ho catalogato immediatamente come troppo distante da me, ma che forse mi avrebbe potuto dare molto.

Eppure non posso proprio dire di essere pentita di avere avuto pochi amici, ma veri. Non posso dire che se tornassi indietro non punterei, come credo/spero di aver fatto, sulla qualità rinunciando un po’ alla quantità. Ho scelto di costruire legami profondi che, mi piace pensare, resteranno sempre parte della mia vita.

Avrei potuto forse avere entrambe le cose? Può darsi, ma presumo non lo sapremo mai.

Quello che so è che oggi, oggi che mancano 16 giorni al mio rientro, io prendo e porto a casa. Prendo e porto a casa tutte le presentazioni fatte con i miei amici pachistani. Prendo e porto a casa le giornate passate in caffetteria a studiare. Prendo e porto a casa le partite a burraco, difendendo e facendo conoscere i Matrioska. Prendo e porto a casa tutti i soprannomi dati a tutto il gruppo. Prendo e porto a casa le risate con la mia coinquilina che mi dice “c’è solo una risposta: sono cinesi” in risposta ad ogni mia perplessità. Prendo e porto a casa i noodles istantanei, i sushi (fake) consegnati a domicilio, il riso in qualsiasi salsa. Prendo e porto a casa i sorrisi delle guardie dell’hotel che sono in 3 e hanno un totale di 4 denti. Prendo e porto a casa le docce gelate, lo sciacquone non funzionante, i maglioni appesi ovunque, la stanza cozy. Prendo e porto a casa i messaggi del buongiorno/ buona notte che non si capisce bene cheoresonolì?. Prendo e porto a casa le risate fatte per non piangere, i mille karaoke nella stanza 6009, Thor and dr Jones, gli episodi di The big bang theory e anche quel figo di Frank di HTGAWM.

Insomma, avrei potuto fare di più? Sicuramente. Avrei potuto dare di più? Ancora più sicuro. Ma io, quello che sono riuscita a collezionare, lo prendo e lo porto a casa. E spero di non riuscire mai a liberarmene.

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G.