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gennaio 2016

Al calar del sole

Mirko avverte con un post “Ho accettato la sfida”: i fan impazziscono

22 gennaio 2016

Pontevico, 20/01/16

Dicono che tra vent’anni non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma di quelle che non abbiamo fatto. E allora ho accettato la sfida, di nuovo. Stavolta con meno incoscienza, un po’ d’ansia, ma con l’immancabile dose di entusiasmo che contraddistingue ogni nuova avventura. 
La lontananza sarà lunga, ma chi ben comincia è già a metà dell’opera quindi spirito positivo, tanta carica e via che si vola ad Amsterdam. Ho ancora una decina di giorni per salutarvi tutti, quindi non datevi alla macchia amici!

E’ con queste esatte parole che Mirko Tosoni ( 24 anni, gemelli, 1.88, 68kg), comunica al mondo del re dei social network che una nuova avventura lo attende. Il comunicato stampa lascia di stucco il mondo e il fan club, situato in via San Carlo, 16, rilascia una breve dichiarazione: “non ce lo aspettavamo – sussurrano tra le lacrime- è troppo presto”.

La notizia non dovrebbe in realtà lasciare troppo sorpresi i meglio informati: già precedentemente Mirko aveva infatti avuto un piccolo diverbio proprio sulle pagine di Facebook nel quale lasciava aperto lo spiraglio di una nuova partenza. Infatti, alle critiche di un vecchio amico che sosteneva la tesi per cui un bravo capitano non abbandona mai la propria nave, M.T. rispondeva dicendo che qualche volta un bravo capitano ha bisogno di andare su altre navi per capire come aiutare a riparare la propria. Cara Italia, speriamo quindi che questo sia solo un prestito e non una perdita.

Certo tutti sanno che non è la prima volta che Mirko, il quale ha come unico difetto il fatto di essere un bocconiano, spiega le sue vele per partire, lasciando a bocca asciutta i suoi amati fan. Aveva infatti dapprima vinto la borsa di studio erasmus (per maggiori informazioni si prega di consultare l’hastag #odiseeaerasmus) con destinazione Istanbul e poi via con il progetto Overseas con destinazione il sogno dei sogni: l’America.

Per Istanbul parte tanto sorridente quanto impreparato: niente appartamento e nessuna conoscenza, ma una Lonely Planet e una voglia di farcela che avrebbe spaccato anche il mondo. Saranno tra i mesi più belli e più intensi della sua vita. Torna a casa con mille ricordi, qualche sbronza, qualche pazzia (compresa quella di mangiare una vongola cruda per strada) e un po’ di depressione post-erasmus.

Dopo poco rilancia: “Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar!” e così è la volta degli USA. Stavolta la nonna Giuliana rischia davvero l’infarto, ma lui fa le valigie, bacia l’amore della sua vita e parte. Dopo 4 mesi torna, raduna la stampa e rilascia un comunicato: “Ho voglia di Italia, come Lei nessuno mai”.

Per questo la notizia di ieri ha lasciato perfino gli esperti studiosi di Mirkologia a bocca aperta: “questo non l’avevamo previsto. Le nostre equazioni Mirkologiche non hanno funzionato”. Tra i paesani qualcuno sbuffa, qualcuno si domanda quando cavolo metterà la testa a posto e qualche invidioso commenta con “sempre i soliti”.

Ma è proprio in questi casi che i veri fan di Mirko si riconoscono: sono quelli che, con una lacrimuccia, mettono un mi piace e lasciano libero il cuore di sorridere. Sono quelli che sanno che Mirko è un mix di energia, attivismo, fiducia nel mondo, sicurezza, capacità, sorrisi e tenacia. Secondo un sondaggio rilasciato proprio in queste ore dal sito www.havotatosologiuliainquestosondaggio.it, l’aggettivo che più gli s’addice è “resiliente” che, secondo l’affidabilissima fonte Wikipedia, “ è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti”.

Il passo di Mirko è lungo e importante: proprio per questo abbiamo l’onore di parlare con una delle più vecchie e fedeli fan di Mirko, GR (soprannominata da Mirko La Bula) che rilascia un commento in esclusiva per la testata Not Far Enough.

Non so dirvi esattamente come sia nata l’amicizia fra me e Mirko, ricordo solo una palla a spicchi e tante festine ai S.Micheli nelle quali eravamo l’uno l’intruso nelle feste dell’altro. Mai stati in classe insieme eppure qualche modo sempre in contatto, ricordo un viaggio in pullman alla fine della quinta superiore quando mi disse: “Ho fatto la tesina sulla pubblicità. La pubblicità è arte, il marketing è arte e io voglio fare quello”. Io mi ero pre-iscritta a 4 diverse facoltà e lui aveva già deciso cosa fare della sua vita. In quel momento ho capito che era una persona che ammiravo. Quando ieri mi ha detto “tra 20 giorni parto” ho sorriso, lo sapevo già che, il suo sogno, lo avrebbe realizzato.

Con il passare degli anni una serie di esperienze condivise ci hanno fatto avvicinare sempre di più. Abbiamo vinto la borsa di studio Erasmus nello stesso periodo e mentre io pensavo di rifiutarla con mille scuse, mille se, mille ma, mille però lui era la persona più felice di questo mondo e mi ha detto “ma npientela de fa la sema e manda chele carte” (ma smettila di fare la scema e manda quelle carte), come se fosse la decisione più semplice della vita, come se fosse senza dubbio la cosa giusta da fare. Ancora una volta aveva ragione.

Chi conosce Mirko sa che è un inguaribile romantico, mi ha sempre detto “fino a quando non trovo quella perfetta, io non voglio nessun’altra”. E lei è arrivata: bella, semplice, intelligente e sorridente. Una delle prime volte che ho parlato con B.V. (per la privacy metto solo le iniziali, tanto tutti sanno che sto parlando di Benedetta Verucchi), mi ha detto “Mirko è pulito. Certo, è bello, è dolce, è simpatico, è divertente, ma quello che amo in lui è che è pulito. Come posso spiegarlo? E’ come se il mondo non toccasse il suo ottimismo, la sua fiducia in tutto e in tutti”. In quel momento ho capito che lei era perfetta per lui.

Tanti si domandano perchè Mirko parta ancora. Io penso che non sia solo un problema d’Italia (certo l’Italia, ora come ora, ad un sognatore come M.T. sta stretta). Ma credo ci sia di più. Penso che lui stia partendo ancora una volta perchè sa che può fare tanto, sa che può imparare tanto. Vuole un’occasione per dimostrare al mondo, agli altri e forse anche un po’ a se stesso che può fare cose grandi, che ha ancora tanto da imparare, ma che è qui, con la voglia e il coraggio di ascoltare tutto ciò di cui può fare tesoro.

C’è qualcosa dentro alcune persone che è come una vibrazione, una forza che spinge ad andare, provare, conoscere, scoprire, sorridendo, piangendo e ripetendosi “ce la posso fare”. Bada bene, non voglio che si confonda questa forza con il bisogno di scappare, di fuggire. Non è scappare da qualcosa o da qualcuno, ma è la consapevolezza che c’è ancora così tanto verso cui andare che forse, il momento di fermarsi, non è ancora arrivato (e chissà se mai arriverà!). Tutto questo nonostante per lui, per B.V. “It’s finally safe to stay”. Non si scappa, si ama solo un po’ di più. E da un po’ più lontano.”

Le persone che lo vogliono salutare sono tante, le persone che avrebbero potuto dire qualcosa di bello su Mirko sono ancora di più, ma la stampa non vuole importunare la famiglia, chiusa in un silenzio discreto (temo che la nonna Giuliana un po’ darà la colpa anche a me!).

Secondo alcune indiscrezioni Mirko avrebbe scelto proprio il blog Not Far Enough come sua valvola di sfogo, come suo diario di bordo e come contatto con il vecchio mondo. Non serve aggiungere che il meraviglioso blog sarebbe onorato se queste indiscrezioni si dovessero rivelare vere.

Per oggi, da G. per #notfarenough, è tutto. Mirko a te la linea, adesso tocca a te.

Buon viaggio bulo!

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Esplorate. Sognate. Scoprite.

M. Twain

Mirko e una vecchia fan

G.

Al calar del sole

Io, i Negrita e il bilancio di fine anno

2 gennaio 2016

Nel 2015 sono andata a convivere, mi sono sposata, ho avuto una bambina, ho avuto il mio primo impiego serio, mi sono innamorata, ho divorziato, mi sono trasferita definitivamente, ho detto di si, ho firmato il contratto a tempo indeterminato, ho comprato la macchina, ho finito di pagare il mutuo, ho passato l’esame di stato, sono diventata zia e ho trovato il lavoro dei miei sogni. Ecco, questo è stato tutto ciò che non è successo nel mio 2015. Questo è stato il 2015 dei miei migliori amici, delle persone che mi circondano, che mi riempiono la vita e che amo profondamente. Ma no, non si avvicina nemmeno lontanamente al mio 2015. Se per molti è stato l’anno della convivenza, della decisione del per sempre, del passo in avanti, il mio 2015 è stato ancora una volta un anno di costruzione. Sono circondata da persone che stanno ritoccando i dettagli del loro essere adulti, e io con la mia valigia, la mia macchina fotografica e i miei libri continuo nelle fondamenta. Sarò un po’ in ritardo? Può darsi. Ma il mio 2015 è andato così.

Prendi una chitarra e qualche dose di follìa, come una mitraglia sputa fuoco e poesia.
L’arma è a doppio taglio: ti potrai ferire un po’, non avrai un appiglio ma stai sveglio, tocca a te!
E’ un biglietto per le stelle quello lì davanti a te, cambierai la pelle, ma resta speciale non ti buttare via!
In questo inferno di ombre piatte, in questo vecchio luna park, resta ribelle, non ti buttare via.

La fine del 2014 mi aveva regalato due borse di studio che ho sfruttato al 100%. Sono andata a lavorare in Svezia, ho seguito le mie passioni, ho seguito i consigli dei professori, ho seguito i consigli degli esperti, ma tanto avevo già deciso perchè avevo seguito il consiglio del mio cuore. Ho vissuto 3 mesi avendo una relazione semi normale, ho fatto le valigie e ho scommesso su di noi, ancora una volta, ho voluto credere che anche la quotidianità sarebbe stata per noi straordinaria. Ma se per qualcuno arrivare è la soddisfazione per me il ripartire è ancora la parola d’ordine. Non mi ha mai trattenuta, mi ha aiutata a partire, mi ha spinta, sostenuta, incoraggiata. Mi ha detto “poi torna da me”. E io penso che non ci sia niente più bello al mondo. A quelli che anche nel 2015 mi hanno chiesto che senso avesse la nostra storia, quando mi deciderò a trasferirmi, se ero sicura fosse amore, se sarebbe stato per sempre, non so rispondere. Sono tornata da lui e con un abbraccio mi ha dato il mondo.

Amica cara, amica speranza, parti da qui dalla mia stanza e vola, sali più in alto della paura che ci corrode, che ci tortura e vai! Corri più della paura, che ti corrode, che ti consuma e vola, io lo so che lo sai fare e niente ci potrà fermare più!

Questo 2015 è stato l’anno delle amicizie. La prima volta che sono partita avevo paura che le persone si sarebbero dimenticate di me, di come sono, di come sia la mia presenza nelle loro vite. Il 2015 è stato l’anno della tranquillità: mai, in nessun momento, mi sono sentita sola, trascurata, dimenticata. Mi sono sentita presente nella vita dei miei amici e mi auguro con tutto il cuore di essere stata all’altezza di amicizie che rimangono non solo il sale della vita, ma anche lo zucchero, il cioccolato, la pizza e tutti i sapori che preferisco. Grazie, siete il mio porto, il mio sostegno, il mio specchio e la mia forza.

E qualcuno ancora si stupisce del fuoco sacro che ci unisce, scosse forti dell’anima che nessuno scorderà più! ( …) Cantando si dimena, un viva alla strada e un viva all’amicizia vera, che è una cosa rara, che un oceano ci separa, brindo a voi e a questa vita, pace, amore e gioia infinita.

Questo 2015 è stato l’anno delle nuove conoscenze. Non parlo solo di una nuova cultura che mi ha stravolto, capovolto, fatta a pezzettini, rimessa in sesto, rimessa in prospettiva. Non parlo solo delle nuove letture, dei libri letti d’un fiato, degli esami infiniti, dei paper su paper. Parlo di nuove persone, vicine e lontane, che come me cercano nel mondo le loro fondamenta, che abbracciandomi mi sussurrano “what’s next?”.

Hai le carte e passi giocati i tuoi assi punta pure cio’ che hai pensi troppo a cosa fai
perche’ a quelli come noi serve spazio ed aria sai troppo poco quel che c’e’ troppo poco anche per te.

Questo 2015 è stato l’anno di questo blog che mi dà tanto, che mi ha fatto riscoprire le mie passioni più antiche, che mi ha regalato lacrime, che mi ha regalato vicinanza, abbracci di lettere e baci sulla fronte di parole. È stato l’anno del coraggio, del partire e del tornare, delle lacrime di una donna forte che mi sostiene, di un uomo che crolla quando mi abbraccia, di Mario che diventa grande.

Ogni nome un uomo ed ogni uomoo è solo quello che scoprirà inseguendo le distanze dentro se.    

Quante deviazioni, quali direzioni e quali no?

Prima di restare in equilibrio per un po’.

E infine questo 2015 è stato l’anno dei sogni, delle spunte sulla mia bucket list, di una nuova meraviglia del mondo, di nuove consapevolezze e di nuovi punti di domanda. Quello che mi è piaciuto di più di questo 2015 è stato un senso di incertezza, un senso di novità costante nell’aria. No, non è stato l’anno del riposo, della stabilità della certezza, della calma del sorriso costante. Ma si sa che l’incertezza, insieme ad una buona dose di paura, porta con sè una miriade di sfumature, di possibilità, di nuove ambizioni, di nuove scelte, di nuove strade. E non vedo l’ora che queste strade si diramino in quello che sembrerebbe essere un promettente e impegnativo 2016.

Tra una botta che prendo e una botta che do tra un amico che perdo e un amico che avrò
che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Si dice che il grazie sia d’obbligo, per me il grazie è un onore. Grazie grazie grazie. Grazie 2015, grazie Svezia, grazie Cina, grazie a tutte le persone che dovunque mi io mi sia trovata in questo 2015 mi hanno fatto sempre e comunque sentire a casa.

E ho buttato via i pensieri via la noia e il magone li ho buttati tutti quanti stamani tutti dentro a un bidone e fuoco col kerosene

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch’io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch’io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io, a modo mio.

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G.