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giugno 2016

Al calar del sole

Panama!

28 giugno 2016

1 Giorno. No Anzi 2. Forse giorno n 3. Niente, ricominciamo.

Hola amigos!

Finalmente, dopo 26 ore di viaggio e 45 in ballo, sono giunta a destinazione, nella meravigliosa Playa Venao, Los Santos, Panama.

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Ma facciamo un paso indietro. Cosa cavolo ci faccio qui?

Tutto è inizIato quando, poco prima di laurearmi ho mandato un pò di cv a destra e a sinistra, a nord e a sud, a est (pochi per la verità) e a ovest. Risultato? 2 offerte di lavoro: una nella grigia e triste Milano e una nella calda e soleggiata Panama. Dove vado? A Milano. È ora di mettere la testa a posto ( ma a posto dove?) e di trovare un lavoro serio . Comunico ai miei genitori la mia scelta e mi dicono che non sono credibile, che è chiaro che voglio partire e che sicuramente me ne pentirei. Quindi sono a Panama a gestire un ostello per colpa dei miei genitori. E così mi ritrovo qui, a fare questo sacrificio di lavorare in riva al mare, principalmente con surfisti californiani. Quando si dice i sacrifici della vita. Cosa non si fa per i genitori 😉

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Così il 26/06 alle ore 6 sono partita. Bologna-Francoforte, Francoforte-Panama. Arrivo a Panama che non so nemmeno da che parte sono girata, ma ringrazio il cielo: rischiavo di non partire. Infatti a Francoforte mi sono “leggermente” appisolata davanti al mio gate e mi sono imbarcata solo perchè un altro viaggiatore ha avuto pietà di me e mi è venuto a svegliare. Per la prima volta in vita mia sono stata l’ultima a salire sull’aereo. Iniziamo bene.

Per fortuna il viaggio va che è una meraviglia. Recupero la mia valigia e, all’uscita, c’è un autista che mi aspetta con un cartello con il mio nome. Che emozione!

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Federico ha il compito di portarmi in un ostello per la notte e, nel viaggio che divide l’aereoporto da Casco Vejo (parte vecchia di Panama City) mi racconta tutta la sua vita: è per 1/4 inglese, per 1/4 indiano d’America, per 1/4 venezuelano e per 1/4 spagnolo. Il tutto in spagnolo. Domani a post. L’ostello è carino, nella mia camerata ci sono 12 letti e 18 ventilatori: così tanto per far capire che caldo c’è.

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Il giorno dopo, alle 8.30 incontro i miei capi che mi raccontano un pò la storia di Selina Hostel. Mi innamoro di questa start up e non vedo l’ora di far parte del team! Poco dopo Federico torna a prendermi e mi porta in stazione degli autobus dove prenderò il bus per Las Tablas.

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Dopo un viaggetto di 5 ore e 30 arrivò a Pedasi, dove mi aspetta Admin, un altro autista che mi porterà al Pedasi Hostel, altro ostello della catena. Qui incontro Maurizio, manager che, dopo avermi raccontato tutta la sua storia, chiaramente in inglese, mi chiede da dove vengo e scoppia a ridere. “Pota me so de Coccaglio”. Tu adesso mi dici come è piccolo il mondo.

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Passa un’oretta e finalmente arrivò a destinazione: Selina Playa Venao. Questo ostello sarà la mia casa per i prossimi 74 giorni, sarà il mio posto di lavoro, di svago e di relax. Sarà la mia scuola di spagnolo, sarà il centro di racconti per questo blog e sarà la mia nuova avventura.

capturedvideo breve video dell’ostello!

 

P.s. Cerco suggerimenti per # creativi.

 

G.

Al calar del sole

Viaggiare è anche… avere una giornata decisamente no!

13 giugno 2016

Avete presente quei giorni nei quali non ne va bene una? Ecco, a me non capitano mai. Oddio no, non è che non capitino mai, solo che cerco di non continuare a far l’elenco di cose che non vanno in un giorno, cerco di tenerle separate in modo tale che no, non sembrerà una cattiva giornata, ma semplicemente brutti episodi. Oggi è stato un disastro.

Tunz tunz tunz parapara tunz tunz tunz. Mi sto divertendo e intono un altro coro per la sposa, alzando il bicchiere e bevendo un sorso di vino che, si sa, a stomaco vuoto rende velocemente allegri. Afferro il cellulare per un’altra foto alla futura sposa e vedo che ho 67 messaggi whatsapp e, chiaramente non ci penso nemmeno ad aprirli. Ma un messaggio solitario, messaggio vero, sms, lampeggia in alto a sinistra. Nessuno usa più gli sms, nessuno tranne mia nonna, ryanair e sas. “Siamo spiacenti di informarla che il suo volo per domani è annullato a causa di uno sciopero. Provvederemo celermente a restituirle il denaro”. Muoio. Non vedevo l’ora di partire, tutto era pronto e adesso no, non si parte più. Metto in borsa il cellulare, faccio un altro brindisi e cerco di non pensarci. Non ci posso fare proprio nulla.

Letto ore 4.30, sveglia ore 9.30: dobbiamo comprare un altro biglietto. Tralasciamo che tutti i miei risparmi se ne vanno per il secondo biglietto, arriverò comunque a stoccolma troppo tardi. Per cosa? Per il weekend al mare. Pfffffffffffff: immagino le mie orecchie che lanciano fuoco come nei cartoni animato. Va bene, va bene, stiamo molto calmi.

Arrivo in aeroporto e, essendo sabato pomeriggio, c’è il mondo. Nessun problema, sono puntuale. Scelgo una coda per il check in e non serve dirvi che si rivela essere quella più lenta in assoluto. Addirittura ad un certo punto la chiudono e ci chiedono di aspettare per non più di 15 minuti. Ne passano 32 ma va bene. Ok, ok, ok, no problem.

Finalmente è il mio turno. Passo il biglietto elettronico sotto lo screen e, anziché la solita confortante luce verde, ecco che scatta una sorta di allarme accompagnato da un inquietante colore rosso. Bip bip bip bip. Error Error Error. Arriva un poliziotto e mi chiede i documenti, secondo il computer, io su quell’aereo non esisto e no, non gli interessa se l’ho pagato un sacco di soldi e no, non gli interessa che io abbia effettivamente in mano il biglietto. “Signorina dai, con il cognome che si ritrova arriverà un jet privato a prenderla”. Ah, ah, ah. Mi faccia passare questi dannatissimi controlli e mi faccia andare su quel maledetto aereo. Il poliziotto scompare promettendomi di tornare dopo 5 minuti. Ne passano 27 ma torna e mi fa passare. Era solo un errore di nonsocosa.

Ok niente può più andare storto, l’aereo è puntuale e io ho giusto il tempo di una tappa in bagno. Arrivo e il boarding è iniziato 5 minuti prima. Adesso voi mi dite quando cavolo succede che aprano il gate in anticipo. COMEEEEEE ON!!! Non me ne frega proprio niente di salire sull’aereo prima o dopo, ma oggi non posso permettermi che mi imbarchino la valigia: ho infatti nel trolley una macchinetta per il caffè. Ok il mio bagaglio è gigante e si distingue dagli altri per essere chiaramente più spazioso e rilevantemente più pesante. Ma se sono tra le prime persone a salire non sarà un problema. “Signorina la imbarchiamo questa valigia?” “Guardi, ho visto che sta partendo proprio da me a far imbarcare le valige, se potessi scegliere preferirei tenerla con me, ho dentro una cosa molto molto fragile” “e che problemi ci sono? Tiri pure fuori quello che vuole e lo metta nella borsetta”. Come cavolo faccio a mettere la macchinetta del caffè nella mia borsetta che è così piccola che non riesce a contenere nemmeno il mio portafoglio? Porca di quella miseria. “Guardi, la prego, mi lasci tenere la valigia, l’aereo non mi sembra così pieno” “Signorina, o la imbarchiamo gratuitamente, oppure la pesiamo e la imbarchiamo facendole pagare 50 euro, perché lo sappiamo entrambi che questo bagaglio è più di 10 kg”. Simpatico. Ok, viaggio sempre come un mulo indossando 4 magliette, 3 paia di pantaloni, 8 mutande e 7 calze, i miei bagagli sono più pesanti e più ingombranti di quello che dovrebbero ma no, OGGI, non me la imbarcare amico, dai!!!

La valigia va imbarcata e vado dritta da quel signore addetto di caricare i bagagli a mano in stiva. “Mi scusi nella mia valigia c’è una cosa molto fragile, potrebbe trattarla delicatamente?” “guardi signorina le assicuro che io sarò dolce come un pasticcino con la sua valigia, ma non le posso assicurare che i vichinghi faranno sul serio” “non è che c’è un timbro, una scritta, un cartello, come nei film che indica che la valigia è estremamente fragile?”. Scoppia a ridere e si toglie gli occhiali da sole. Mi guarda, prende la valigia e mi augura una buona giornata. Magari, amico, magari.

Cammino verso l’aereo e mi fermo un secondo. Guardo le montagne, sono proprio belle. C’è un sole meraviglioso e si, sto finalmente partendo. Non lo so, forse un po’ me le cerco ma in quel momento, in QUEL DANNATO MOMENTO ha iniziato a diluviare. Con il sole. Quando io dovevo arrivare alla coda dell’aereo. NON E’ VERAMENTE POSSIBILE.

Salgo sull’aereo e noto che non solo ci sono molti posti liberi, ma c’è un sacco di spazio per le valige. Sigh, la mia macchinetta del caffè sarà distrutta nella mia valigia.

Adesso devo spegnere il pc. Non so veramente cosa aggiungere, se non che se dovesse cadere l’aereo e voi doveste trovare il mio articolo, allora sappiate che l’idea di raccontare a #notfarenough le mie sfighette, l’idea che viaggiare tanto vuol dire anche andare incontro a giornate così, mi ha fatto sorridere.

Se invece state leggendo questo articolo è perché tutto è andato benone e io sono contenta 🙂

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Tramonto svedese, ore 23.45

 

G.

Al calar del sole

Una ricetta speciale

7 giugno 2016

Vogliamo qui presentare la ricetta per una domenica speciale, una ricetta semplice, alla portata di tutti. Gli ingredienti sono solitamente presenti nelle vostre dispense e/o facilmente reperibili nei supermercati.

Difficoltà: bassissima o altissima a seconda degli ingredienti a disposizione.
Preparazione: qualche chiamata.
Cottura: variabile, a seconda del cuore disponibile.
Dosi per: in questo caso particolare, 3 persone.
Costo: estremamente economico.

Tempo di preparazione: pochi giorni prima e, in realtà, solo qualche chiamata sarà più che sufficiente. non si escludono cambi di programmi, l’importante è mantenere chiaro l’obiettivo finale.

Ingredienti:
mezzo di trasporto: irrilevante la tipologia. Personalmente consiglio sempre la macchina ma, come vedremo nel corso di questa ricetta, l’obiettivo è facilmente raggiungibile anche in treno e in aeroplano.
abiti comodi: non fidatevi del meteo o finirete per indossare tute da neve quando #fuori c’è il sole. Sono necessarie ampie maglie che permettano un’ampia mobilità delle braccia: grandi abbracci sono largamente consigliati. il trucco è sconsigliato: un po’ di emozione è inevitabile. Vietata ogni forma di contouring: niente deve ostacolare il sorriso.
Musica con caratteristiche ritmiche artistiche energizzanti. Per questa particolare ricetta tendo a suggerire “Basta un giorno così”: farà realizzare quanto tutta la merda che vi circonda durante la settimana non conti niente se sai che la domenica potrai realizzare la presente ricetta.
Città d’Italia. Fortunatamente viviamo nel Bel Paese: questo ingrediente è quindi di facile reperibilità. Per questa specifica occasione si è scelto di utilizzare Padova.
Poche pretese: niente cose chic, ristoranti carini o pranzi rilassati. I minuti saranno contati: non importa, si punta sulla qualità.
Ingrediente segreto: se fino a questo punto abbiamo presentato solo ingredienti facilmente reperibili, è giunto ora il momento di parlare dell’ingrediente segreto. Estremamente raro e con doti assolutamente fuori dal normale, l’ingrediente segreto di questa ricetta è un’amicizia nata a mille mila km di distanza, un’amicizia difficile da gestire per la lontananza, ma un’amicizia che non sembra soffrire questi km, tanto da prendere una macchina, un treno, un aereo per partire da Brescia, da Modena e da Palermo per incontrarsi a Padova. In questa particolare ricetta, gli ingredienti sono stati di altissima qualità, i brand scelti per l’occasione sono stati Girone e Cricchio. N.B. l’ingrediente segreto deve essere di altissima qualità, deve essere un mix di giusta provenienza, perfetta maturità e impressionante complicità tra i diversi componenti. Prodotti scadenti non permetteranno la corretta riuscita della presente ricetta.

Procedimento: dopo una breve organizzazione, il giorno della ricetta svegliatevi presto. No, non vi peserà come quando ad aspettarvi c’è solo una 24 ore o un’impastatrice. Farete infatti fatica ad addormentarvi: la sensazione che avevate da bambini il giorno prima della gita riaffiorerà in voi. In questa effervescente trepidazione, predente tutti gli ingredienti presentati precedentemente e impastateli con cognizione. Aggiungete abbracci a piacere e risate q.b.

Cottura: accertatevi di avere il cuore ben caldo, pronto per accogliere tutte le migliori sensazioni che questi ingredienti hanno da offrire. cercate di avere a disposizione anche la vostra mente: è infatti necessario preparare la presente ricetta pensando alla sua lunga conservazione.

Presentazione finale: la presente ricetta non rientra nella Nouvelle Cousine, piuttosto può essere annoverata nei piatti tradizionali. Come ogni buon piatto tradizionale e nostrano conta di più la sostanza della forma: sarete sazi e felici.

Ecco conclusa una ricetta per una domenica speciale. Il blog www.notfarenought.it, blog n.1 in questo tipo di ricette, garantisce la perfetta riuscite della presente se, e solo se, tutti gli ingredienti e i procedimenti verranno rispettati.

Io, nel frattempo, gioisco per la lunga conservazione del prodotto creato seguendo questa ricetta e ringrazio gli ingredienti speciali. Ci vediamo a ottobre <3

G.

Al calar del sole

Un anno e un giorno

2 giugno 2016

Mi sento un po’ come il mare: abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per restarmene sola.

Alda Merini

Due righe per spiegare e implicitamente giustificare, questi mesi di assenza o meglio, di silenziosa e discreta presenza da Not Far Enough. Ci sono, sono ancora qui, attenta e presente ma al contempo mille miglia lontana, in quel luogo astratto che esiste nel profondo di ognuno di noi. Il posto dove si arriva mentre si viaggia la sera su un treno, con la fronte appoggiata al finestrino freddo guardando sospettosi e irrequieti il riflesso dei propri occhi.

Ci sono in ogni racconto, in ogni emozione condivisa e in ogni nuovo viaggio intercontinentale e traguardo nazionale di Giulia. Sono li, ma sono anche immersa nel mio viaggio, un viaggio che è un qualcosa di completamente diverso.

Un viaggio verso la costruzione di una quotidianità responsabile a cui non ero abituata, un viaggio verso l’indipendenza, un viaggio che nonostante un’apparente e geografica staticità è frenetico. Frenetico nei ritmi e frenetico nelle scelte che si fanno sempre più reali, più serie e in un qualche modo più adulte.

Vivo e mi nutro di sensazioni nuove e al contempo famigliari perché quotidiane: saranno viaggi in metro osservando il proprio riflesso nel vetro scuro mentre si torna a casa dall’ufficio ogni sera? Sarà l’ansia mista a soddisfazione quando si valica ogni mattina la soglia del building 1 e ci si siede alla propria scrivania? Sarà la piacevole sensazione di libertà quando in sella a una bici si scoprono angoli nuovi di questa nuova grande città?

Una scoperta che è anche un ricredersi su una città che in passato avevo scartato a priori e che ora sto scoprendo piano piano? Umiltà contro pregiudizi, stupore contro nostalgia, novità contro tradizione.

Il paradosso della staticità contro un movimento fisico, e così che ferma ma in costante movimento mentale, emotivo e individuale rimango fedele a quello che potremmo chiamare il principio del Not Far Enough.Lo faccio mio, lo faccio crescere in me e con me, cambiandolo, trasformandolo ma rispettandolo.

È passato un anno, abbiamo macinato kilometri insieme e separate e siamo pronte per un altro anno, per nuove storie, emozioni e donne che come noi continuano alla cieca ad andare avanti, sempre avanti.

Per cui auguri Giulia, auguri a noi, a voi e tanti auguri a Not Far Enough che ha solo un anno ma è già così cresciuto.

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Al calar del sole

Tanti auguri a noi!

1 giugno 2016

Ciao, sono Giulia, ho 24 anni (dire che fra 2 mesi ne compio 25 mi mette ansia) e non viaggio da 2 settimane. Si, oggi, ho deciso che dovrebbero organizzare dei gruppi di mutuo aiuto anche per i malati cronici di viaggio. Esiste una parola per indicare qualcosa del genere: è Wanderlust.

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A quanto pare, non è colpa mia. Secondo uno studio recente, infatti, la voglia costante di viaggiare si può ricondurre a un derivato genetico del gene DRD4. Io non ho idea di cosa voglia dire ma, adesso che l’ho scoperto, mi sento un po’ meno in colpa. No, ecco specifichiamo, care vecchiette vicine di casa che non è colpa mia, io ho quel derivato!

Bene, adesso che abbiamo scoperto che non è mancanza di voglia di lavorare e non è nemmeno voglia di fuggire io voglio sapere perché non vedo l’ora di ripartire. Di conoscere nuove terre, di vedere nuovi posti, di incontrare nuove persone, di fare foto meravigliose, di essere ispirata per nuovi racconti, insomma, di viaggiare.

Ciao, sono Giulia, amo viaggiare, ho un gene speciale, sono assolutamente normale e ho trovato un gruppo di aiuto. O meglio, ho trovato un blog di aiuto. Si chiama Not Far Enough e oggi compie un anno.

Mi ha portato a Londra, a Pechino, in Egitto, negli Stati Uniti, in Congo, in Madagascar. Mi ha portato a Xi’an, in Portogallo, a Parigi e a Milano. Mi ha fatto conoscere cuori, persone, sogni, libri e desideri. Mi ha fatto piangere e ridere, mi ha fatto arrabbiare e gioire. Ma soprattutto mi ha permesso di non essere mai abbastanza lontana. Dalla mia famiglia, dai miei amici, dalla mia casa, da chi avevo appena conosciuto, da chi non conoscevo per niente. Da chi ha voluto scrivere, da chi ha voluto condividere, da chi ha voluto raccontare, da chi ha voluto rimanere anonimo e da chi ha mostrato anche la sua parte più profonda.

Ciao, sono Giulia, ho quasi 25 anni e l’anno scorso, il 1 giugno ho realizzato un sogno avendo il coraggio di aprire un blog. E niente sarebbe stato possibile senza l’aiuto di Marta, che dice che fa, che qualche volta scompare per tornare più carica, che mi dice che è bello, che quando scriviamo siamo belle insieme.

Non scriviamo per gli altri, scriviamo per noi. Ma sapere che l’emozioni sono condivise, i racconti sono letti e i sorrisi nascono anche in chi legge ci riempie il cuore. Grazie a tutti i guest, grazie ai lettori fedeli, grazie a chi non si perde un articolo, grazie a chi guarda solo le immagini, grazie a chi condivide i nostri post, grazie a chi legge solo ogni tanto, grazie a chi commenta e grazie a mia nonna che si fa leggere tutto ad alta voce.

Non siamo mai abbastanza lontani, siamo sempre Not far Enough. Tanti auguri, caro blog, tanti auguri a noi.

Ciao, sono Giulia e oggi compio un anno come scrittrice di un blog al quale voglio molto bene.

Ciao, sono Giulia e sono felice.

G.