Al calar del sole

A un’ora e mezza da qui

12 ottobre 2015

A un’ora e mezza di volo da qui c’è il 356 di Kingston Road, una stanza tutta bianca la cui finestra affaccia direttamente sulla strada che collega la cittadina posh di Kingston a una delle peggiori zone a sud ovest di Londra, la mia.

Ad un’ora e me11781694_10208085466159849_7987205277401028629_nzza mi sono immersa in quotidianità che a tratti è stata quanto di più paradossale avessi mai potuto immaginare.

Ad un’ora e mezza da qui c’è una porta bianca e scrostata, che si apre su quella che è stata per dodici mesi la mia casa. Una casa rifugio, disperatamente cercata passando dalla convivenza con una vecchia gattara, a liti telefoniche con un grasso pakistano. Una casa colorata, invasa da volpi, ragni ed erbacce dove il disagio regnava sovrano in quei pochi metri quadrati.

A un’ora e mezza da qui c’è una vita fatta di pioggerellina costante e capelli crespi, di caccia alla miglior offerta nel più remoto dei discount e di viaggi in bus con la testa appoggiata al finestrino, immersi nel flusso disordinato di individui che ostinatamente e concretamente fanno vivere un pezzo della loro terra d’origine nella loro nuova terra d’adozione.

A un’ora e mezza da qui ho trovato altre donne con la valigia sotto il letto. Compagne di una graduale ma inesorabile trasformazione, di estenuanti nottate insonni e delle più assurde situazioni, dove emozioni e culture si sono mischiate, dando vita a un qualcosa di ibrido che si rispecchia nell’inspiegabile miscuglio di lingue e gesti che era la nostra quotidiana comunicazione.

Donne, mie discrete compagne nella solitudine, perché ad un’ora e mezza da qui ci sono singoli ed estenuanti minuti passati ad aspettare un bus che non arriva mai, di mezzore fatte a piedi per arrivare a casa, e di interminabili ore passate su poltroncine di plastica in una routine fatta di boarding pass e code ai gate.

Ad un’ora e mezza da qui esiste un precario equilibrio tra gioiose soddisfazioni e gridate frustrazioni, che hanno scosso, ribaltato vecchie convinzioni e sedimentati principi. Ad un’ora e mezza da qui ho capito che far resistenza non11217539_10208156554097003_5918438192646012465_n serve, che costruire argini difensivi per arrestare l’impeto del nuovo, dell’ignoto e dell’inconsueto è dilaniante e dannoso. Perché quando decidi di fare una valigia il cambiamento è inevitabile, ed è proprio la ricerca del cambiamento la forza che celatamente legittima l’acquisto di un biglietto senza ritorno.

Ad un’ora e mezza da qui sono stata lacerata dalla mia stessa cocciuta resistenza fino a quando ho inconsapevolmente lasciato che la marea di caotica odori, sapori e colori mi travolgesse, capovolgesse e ribaltasse. Inerme e spesso incazzata, ho lasciato che il turbinio di quotidiane novità mi sconvolgesse fino al punto di accettarlo, fino al punto di apprezzarlo.

Ad un’ora e mezza da qui ho imparato che lasciarsi sconvolgere ogni ora e mezza è ciò che di più estenuatamente appagante possa esserci ed è quello che più mi auguro e che più vi auguro.

 

M.

 

 

 

 

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