Al calar del sole

Alleluja!

31 maggio 2015

nightbus

Il primo articolo, la mia prima impronta, la prima macchia di colore su questo          schermo bianco. Voglio che sia un’immagine dissonante, un’armonica confusione e  cosa c’è meglio se non un night bus?

Ieri notte, dopo una serata a Soho, il cuore libero e arcobaleno di Londra, ho preso     un bus notturno per attraversare la città e arrivare a casa, nella periferia sud ovest       della capitale inglese. Bene, credo che quell’ ora e mezza, inizialmente vissuta come     un’interminabile odissea durante la quale combattere il sonno, il freddo e    l’inconfondibile odorino di panino di Subway, si sia rivelata uno dei più reali spaccati di vita anglosassone.

Un caotico equilibrio composto da un galante conducente che, nonostante sia l’una di  notte di un sabato sera, aiuta due turiste asiatiche a destreggiarsi con carte, cartine e applicazioni del cellulare, da svolazzanti trenches dell’attempata coppia di inglesi che, seduti composti al piano superiore del bus, sembrano non accorgersi del party improvvisato organizzato alle loro spalle da un gruppo di ragazzini afroamericani. Questo vociare notturno si interrompe tutto ad un tratto quando sale un predicatore che, dopo aver inneggiato all’ amore e alla condivisione fraterna,  si siede in ultima fila di fianco a un ragazzo che, incurante dei 12 gradi, indossa solamente una canottiera ed un enorme collana. Mentre, tre metri più avanti, un passeggero di mezza età dorme tenendo in mano una lattina di birra, l’ultima sopravvissuta di una cassa economica comprata dal pakistano dietro l’angolo.

Seduta al mio posto, in mezzo a questo flusso di individui diversi, innegabilmente strani, ambasciatori di una propria storia, identità e lingua, mi sono sentita osservatrice e parte integrante di questo razionalmente incompatibile ma attualmente possibile insieme di persone, linfa vitale di una città che nasce e esiste grazie alla forza della diversità. E diversa dagli altri passeggeri ho assaporato, in questo viaggio notturno, l’appagante sensazione di essere un tassello scheggiato che, proprio in virtù dei suoi angoli smussati, trova la sua collocazione nella più ampia immagine di quella che è la realtà di questa capitale. Il sorridere di fronte alla diversità, l’iniziale sospetto che diventa uno sguardo divertito di fronte ad un Alleluja nella notte e dell’assurdo che diventa parte del quotidiano.

Questo scontro incontro di diversità mi ha accompagnato anche dopo la corsa in bus, sotto le luci arancioni della mia via,  davanti alla porta incrostata di vernice bianca di casa e nel mio letto troppo molle. E guardando gli angoli del mio soffitto penso a chi e cosa mi strapperà un sorriso sul prossimo double decker, a chi strapperò un sorriso, con il mio maglione troppo peloso, la borsa troppo grande, i calzini volutamente spaiati e i capelli perennemente arruffati.

Questa è Londra, questa è la mia vita e questa è la mia impronta.

Buona la prima?

M.

 

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1 Comment

  • Reply Luciana 8 giugno 2015 at 19:37

    Bello Marta …….I’m proude!!!!
    Luciana

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