Al calar del sole

Autumn in Beijing

5 novembre 2015

Ogni esperienza, se analizzata e vissuta consapevolmente, diventa vissuto, entra in noi attaccandosi ad un piccolo dettaglio per modificarlo. Non significa migliore, non significa peggiore. Semplicemente diverso. Piccole cose in noi sono in transizione e quasi non ci accorgiamo che i nostri gusti, il nostro pensare, i nostri modi di fare, il nostro accento si modificano. E se è vero che il mio accento bresciano non accenna a sparire ed è chiaramente riconoscibile quando parlo in un altra lingua, è vero anche che ho iniziato ad accettare il cibo leggermente speziato o piccante, i noodles quasi quasi non mi dispiacciono e se un bagno pubblico non ha le porte non mi scandalizzo più di tanto. Ma soprattutto in questi giorni mi rendo conto di coltivare un piccolo grande amore e così piano piano e immediatamente mi sto innamorando dell’autunno.

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Delle piante che diventano gialle, arancioni, rosse. Delle sciarpe enormi nelle quali ci si può avvolgere rendendo la netta distinzione tra sciarpa e coperta sempre più sfumata, quasi inesistente. Delle tazze di te infinite, degli infusi cinesi, delle tisane, dei thermos, delle bevante bollenti che hai paura ad assaggiare perchè scottarsi fa male, ma che scaldano punti ai quali non si pensa di poter arrivare, che scaldano davvero dentro un po’ tutto, anche il cuore. Dei libri letti in un fiato, di quelli gustati, delle parole rilette, delle frasi che rimangono impresse, dei paragrafi che sembrano poesie, dei personaggi che vorresti davvero conoscere, delle storie che vorresti vivere e di quelle dalle quali stai alla larga. Delle fotografie che scorri, che stampi, che riguardi, che ritraggono il passato, che sono dentro al presente, che imprimi nella tua mente. Delle chiacchiere a lume di una lampada a forma di tour eiffel, in una caffetteria che sa di legno, che sa di caffè, che quasi quasi sa di casa. Degli ultimi raggi di sole che scaldano ancora, che illuminano i visi, che spingono tutti a rinunciare allo studio, che fanno dire cosa facciamo di bello che forse è l’ultima giornata d’amare. Quel sole che fa vivere il presente, perchè domani potrebbe essere troppo tardi, troppo freddo, troppo lontano, troppo reale.

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Degli innamorati cinesi che si vestono uguali, perchè così magari pensano di essere più vicini, che si tengono per mano, che passeggiano, si baciano, che si guardano credendo che sia per sempre. Perchè per sempre, quel momento, lo è davvero. Dei bimbi con gli stivaletti, i cappellini e i guanti più grandi di loro che mi dicono “hello”, e dei genitori miei coetanei che guardano con orgoglio il figlio che saprà parlare una lingua che loro non conoscono.

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Delle chiamate fino a tarda notte, per restare in contatto, per mandare un abbraccio, per dire che ti voglio bene, per dire comunque ci sono, per dire forza anche questo momento passerà, per dire che sono felice, per dire che sei parte di me. Delle parole sussurrate, dei baci rubati, dei ti amo spaventati, dell’incertezza del domani, della convinzione di esserci, della felicità del provare, della soddisfazione del successo. Della linea sottile tra libertà e solitudine, dell’essere ciò che siamo, ciò che mostriamo di noi, ciò che gli altri vedono in noi. Dei film in compagnia, della nuova canzone di Adele, del suono dello strumento cinese in un giardino pieno di fiori. Dei vecchietti che passeggiano piano piano, guardandosi attorno, o forse perdendosi nell’altro, quando uno è sostegno dell’altro, bastone e rinforzo. Dell’amore per questa stagione un po’ sottovalutata, un po’ ignorata. Non ha la frizzantezza e la rinascita della primavera, non ha la gioia, l’entusiasmo e la libertà dell’estate, non ha il fascino, il mistero e la maestosità dell’inverno. Passa così, inosservata, eppure fa il suo corso, è la parte finale del caldo, è il preludio del freddo. Mi sarò forse innamorata di questa stagione perchè mi sento un po’ così anche io, un po’ in mezzo, non sono in rinascita, non sono libera e leggera, non sono misteriosa e affascinante. Ma sono piena di colori caldi e di profumi delicati che mi fanno sorridere, poi respirare, poi sorridere ancora. Se avessi un piatto di tortellini in brodo sarei alle stelle. O forse preferirei un bacio al sapore di tè. E invece ho una Cina meravigliosa che mi fa scoprire cose nuove, persino la gioia di una stagione che avevo solo sfiorato, ignorato, sottovalutato e che in questa tiepida Beijing ho assaggiato e sto imparando a gustare.

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G.

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2 Comments

  • Reply caterina 5 novembre 2015 at 15:06

    Waw senza parole…I tuoi articoli sono sempre molto belli 🙂 <3 PROUD OF YOU IMBROX

  • Reply Mario 5 novembre 2015 at 19:18

    Questa volta gli occhi lucidi ce li metto io!!
    Che bello, anche a me piace questo autunno!!!

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