Al calar del sole

Io, i Negrita e il bilancio di fine anno

2 gennaio 2016

Nel 2015 sono andata a convivere, mi sono sposata, ho avuto una bambina, ho avuto il mio primo impiego serio, mi sono innamorata, ho divorziato, mi sono trasferita definitivamente, ho detto di si, ho firmato il contratto a tempo indeterminato, ho comprato la macchina, ho finito di pagare il mutuo, ho passato l’esame di stato, sono diventata zia e ho trovato il lavoro dei miei sogni. Ecco, questo è stato tutto ciò che non è successo nel mio 2015. Questo è stato il 2015 dei miei migliori amici, delle persone che mi circondano, che mi riempiono la vita e che amo profondamente. Ma no, non si avvicina nemmeno lontanamente al mio 2015. Se per molti è stato l’anno della convivenza, della decisione del per sempre, del passo in avanti, il mio 2015 è stato ancora una volta un anno di costruzione. Sono circondata da persone che stanno ritoccando i dettagli del loro essere adulti, e io con la mia valigia, la mia macchina fotografica e i miei libri continuo nelle fondamenta. Sarò un po’ in ritardo? Può darsi. Ma il mio 2015 è andato così.

Prendi una chitarra e qualche dose di follìa, come una mitraglia sputa fuoco e poesia.
L’arma è a doppio taglio: ti potrai ferire un po’, non avrai un appiglio ma stai sveglio, tocca a te!
E’ un biglietto per le stelle quello lì davanti a te, cambierai la pelle, ma resta speciale non ti buttare via!
In questo inferno di ombre piatte, in questo vecchio luna park, resta ribelle, non ti buttare via.

La fine del 2014 mi aveva regalato due borse di studio che ho sfruttato al 100%. Sono andata a lavorare in Svezia, ho seguito le mie passioni, ho seguito i consigli dei professori, ho seguito i consigli degli esperti, ma tanto avevo già deciso perchè avevo seguito il consiglio del mio cuore. Ho vissuto 3 mesi avendo una relazione semi normale, ho fatto le valigie e ho scommesso su di noi, ancora una volta, ho voluto credere che anche la quotidianità sarebbe stata per noi straordinaria. Ma se per qualcuno arrivare è la soddisfazione per me il ripartire è ancora la parola d’ordine. Non mi ha mai trattenuta, mi ha aiutata a partire, mi ha spinta, sostenuta, incoraggiata. Mi ha detto “poi torna da me”. E io penso che non ci sia niente più bello al mondo. A quelli che anche nel 2015 mi hanno chiesto che senso avesse la nostra storia, quando mi deciderò a trasferirmi, se ero sicura fosse amore, se sarebbe stato per sempre, non so rispondere. Sono tornata da lui e con un abbraccio mi ha dato il mondo.

Amica cara, amica speranza, parti da qui dalla mia stanza e vola, sali più in alto della paura che ci corrode, che ci tortura e vai! Corri più della paura, che ti corrode, che ti consuma e vola, io lo so che lo sai fare e niente ci potrà fermare più!

Questo 2015 è stato l’anno delle amicizie. La prima volta che sono partita avevo paura che le persone si sarebbero dimenticate di me, di come sono, di come sia la mia presenza nelle loro vite. Il 2015 è stato l’anno della tranquillità: mai, in nessun momento, mi sono sentita sola, trascurata, dimenticata. Mi sono sentita presente nella vita dei miei amici e mi auguro con tutto il cuore di essere stata all’altezza di amicizie che rimangono non solo il sale della vita, ma anche lo zucchero, il cioccolato, la pizza e tutti i sapori che preferisco. Grazie, siete il mio porto, il mio sostegno, il mio specchio e la mia forza.

E qualcuno ancora si stupisce del fuoco sacro che ci unisce, scosse forti dell’anima che nessuno scorderà più! ( …) Cantando si dimena, un viva alla strada e un viva all’amicizia vera, che è una cosa rara, che un oceano ci separa, brindo a voi e a questa vita, pace, amore e gioia infinita.

Questo 2015 è stato l’anno delle nuove conoscenze. Non parlo solo di una nuova cultura che mi ha stravolto, capovolto, fatta a pezzettini, rimessa in sesto, rimessa in prospettiva. Non parlo solo delle nuove letture, dei libri letti d’un fiato, degli esami infiniti, dei paper su paper. Parlo di nuove persone, vicine e lontane, che come me cercano nel mondo le loro fondamenta, che abbracciandomi mi sussurrano “what’s next?”.

Hai le carte e passi giocati i tuoi assi punta pure cio’ che hai pensi troppo a cosa fai
perche’ a quelli come noi serve spazio ed aria sai troppo poco quel che c’e’ troppo poco anche per te.

Questo 2015 è stato l’anno di questo blog che mi dà tanto, che mi ha fatto riscoprire le mie passioni più antiche, che mi ha regalato lacrime, che mi ha regalato vicinanza, abbracci di lettere e baci sulla fronte di parole. È stato l’anno del coraggio, del partire e del tornare, delle lacrime di una donna forte che mi sostiene, di un uomo che crolla quando mi abbraccia, di Mario che diventa grande.

Ogni nome un uomo ed ogni uomoo è solo quello che scoprirà inseguendo le distanze dentro se.    

Quante deviazioni, quali direzioni e quali no?

Prima di restare in equilibrio per un po’.

E infine questo 2015 è stato l’anno dei sogni, delle spunte sulla mia bucket list, di una nuova meraviglia del mondo, di nuove consapevolezze e di nuovi punti di domanda. Quello che mi è piaciuto di più di questo 2015 è stato un senso di incertezza, un senso di novità costante nell’aria. No, non è stato l’anno del riposo, della stabilità della certezza, della calma del sorriso costante. Ma si sa che l’incertezza, insieme ad una buona dose di paura, porta con sè una miriade di sfumature, di possibilità, di nuove ambizioni, di nuove scelte, di nuove strade. E non vedo l’ora che queste strade si diramino in quello che sembrerebbe essere un promettente e impegnativo 2016.

Tra una botta che prendo e una botta che do tra un amico che perdo e un amico che avrò
che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m’alzerò
C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Si dice che il grazie sia d’obbligo, per me il grazie è un onore. Grazie grazie grazie. Grazie 2015, grazie Svezia, grazie Cina, grazie a tutte le persone che dovunque mi io mi sia trovata in questo 2015 mi hanno fatto sempre e comunque sentire a casa.

E ho buttato via i pensieri via la noia e il magone li ho buttati tutti quanti stamani tutti dentro a un bidone e fuoco col kerosene

E a modo mio, a modo mio sono contento un poco anch’io
E a modo mio, a modo mio sono contento un giorno anch’io
E a modo mio, ringrazio Dio oggi la storia la faccio io, a modo mio.

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G.

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1 Comment

  • Reply luciana 5 gennaio 2016 at 16:09

    Buon anno G e…….. avanti tutta!!!

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