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Al calar del sole

Al calar del sole

Ciò che mi rende felice e contenta

13 settembre 2018

Oggi riflettevo sul fatto che ci sono tantissime cose che mi rendono felice. Allora, siccome in tempi duri di solito ci si lamenta, ho deciso di rompere questa routine facendo l’elenco di tutte le cose che mi rendono felice e contenta. Si, ho voluto unire i concetti di felicità e contentezza perchè, benchè non siano sinonimi, a me piacciono entrambi e perchè, secondo me, ogni tanto si fondono, si confondono e si scambiano.

Contentezza = stato d’animo di chi è molto soddisfatto o si rallegra di una situazione o di un fatto.

Felicità = compiuta esperienza di ogni appagamento.

Non voglio pensare alle cose grandi che mi riempiono il cuore, voglio pensare a quei piccoli dettagli che condiscono una mia giornata qualunque regalandomi una luce in più. Come se, nell’essere assorti dalle cose negative o, semplicemente, nelle azioni di routine, questi piccoli dettagli riescano a migliorarmi un pochino.

Quindi ecco tutte le cose piccole che mi rendono felice e/o contenta.

  • quando ho mal di testa fortissimo e, a un certo punto, sparisce e torno a respirare.
  • quando la nonna Maria mi dice un segreto che non ha mai detto a nessuno.
  • quando passano in radio esattamente la canzone che volevo ascoltare.
  • quando passano in radio una canzone che non mi ricordavo mi piacesse così tanto.
  • quando riesco a chiamare a briscola in 5.
  • quando vado a mangiare il sushi con la mia famiglia reggiana.
  • quando siamo seduti a tavola in via ramella e ridiamo tanto che mi fanno male le guance.
  • quando il nonno Secondo mi abbraccia davvero.
  • quando il cucciolino ride.
  • quando il pollo mi dice che sono il suo sole.
  • quando mi chiama ancora alskling.
  • quando vedo uno dei miei due nuovi nipotini.
  • quando Agnese mi chiama zia Giulia.
  • quando mi ritaglio del tempo per leggere.
  • quando vado vado a fare shopping con la Dani.
  • quando so che sta tornando perchè lo sento fischiare.
  • quando riesco a stare sul divano a non fare niente.
  • quando esce una nuova puntata.
  • quando la combriccola si riunisce.
  • quando la lampi mi dice che a lei, comunque, andrebbe bene pure così.
  • quando il mio capo mi stringe la mano.
  • quando scelgo la prossima meta.
  • quando riconosco il profumo di qualcuno che amo.
  • quando mi faccio la doccia.
  • quando cancello tutte le voci dalla lista delle cose da fare.
  • quando qualcuno mi offre una caramella.
  • quando mi arriva un messaggio inaspettato.
  • quando Ester mi manda in un messaggio l’emoticon della farfalla.

Di questi dettagli, per fortuna, la mia vita è condita in modo strabiliante, per questo sono così ricca. Tanti piccoli pezzettini di bellezza che, ogni giorno, mi fanno essere grata per tutto quello che ho. Oggi, in questo giorno così difficile, mi sembra che tutti questi pezzettini di felicità e di contentezza non siano niente in confronto a quello che ho provato quando, nonostante i mille tubi, mi ha stretto ancora la mano.

E quindi, oggi, la lista delle cose che mi rendono felice e contenta, forse si ridurrebbe a una sola cosa. Non perchè non ce ne siano state altre, ma perchè questa è stata così piena che il resto è passato, automaticamente in secondo piano.

Cse che mi rendono felice e contenta:

  • quando riesco a dire ancora una volta alla nonna Laura che le voglio bene e lei mi risponde “apoa me, fes”.

G.

Al calar del sole

La trama dell’arazzo migliore

28 maggio 2018

“La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono.”

I. Allende, Il quaderno di Maya

Ci sono dei momenti in cui la vita sembra così confusa, così ingiusta, così misteriosa che i colori, per quanto brillanti, risultano così disordinati e senza senso che danno quasi fastidio. Basta un punto nero, uno solo, ed ecco che l’arazzo visto da dietro è un tale disastro che, non solo non ci piace più, ma tendiamo anche a dimenticarci che sia solo il retro.

Certo, se si potesse dare una sbirciatina davanti, magari si vedrebbe un pezzetto di opera d’arte e questo ci basterebbe, ci farebbe fare un sospiro, ci aiuterebbe a ricominciare a respirare.

“Come in un arazzo fatto a mano noi vediamo finora solamente la parte posteriore con il suo groviglio di fili che all’apparenza sono inestricabili, ma se osserviamo bene la parte davanti, conosceremo anche il disegno sinora nascosto.”

 

Ma davanti, l’arazzo della vita, proprio non si può vedere. E allora non resta che fidarci e confidare che il disegno davanti sia il migliore che avremmo potuto tessere con i fili a nostra disposizione.

Il problema è che lo sconforto, la paura, la delusione sono lì, proprio lì pronti per togliere la luce, per portare l’oscurità, non solo nel disegno finale, ma anche nei puntini dietro. Tutto sembra sbagliato, fuori rotta, perso nella solitudine dell’incomprensione.

Vorrei avere il controllo del tempo e, se proprio non potessi portarlo indietro, vorrei poter mandare avanti veloce questi mesi terribili che verranno. Vorrei poterti donare dei flash di come sarà ancora bella la vita, non la stessa, con una mancanza incolmabile costante, ma sorprendente e unica. Vorrei poterti donare la luce, vorrei poter essere specchio per rassicurarti, per farti vedere che, forse, un senso in tutto l’arazzo c’è davvero.

Ma io non sono luce, non sono specchio, non sono tempo. Però sono qui, ora e, nell’oscurità, con te, non ho paura di tuffarmi.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.

S. Jobs

G.

Photo by Brooke Lark on Unsplash

Photo by Jake Blucker on Unsplash

 

 

Al calar del sole

Il bugiardino delle storie d’amore

15 maggio 2018

 

Composizione: amore, passione, affetto, amicizia, intesa, comprensione, fiducia, fedeltà, romanticismo, condivisione, stimolazione, attrazione (attenzione: le dosi dei vari ingredienti sono soggette a mutamenti).

Categoria farmacoterapeutica: consigliate a qualsiasi età, senza distinzioni di sesso, razza, religione.

Titolare dell’autorizzazione all’immisisone al commercio: cupido, Dio, destino, casualità (attenzione, diversi titolari a seconda del credo e delle convinzioni personali.).

Indicazioni terapeutiche: prendere senza misura, prima/dopo e, se necessario, anche durante i pasti. Non sono consigliate dosi specifiche  o controlli di uso eccessivo, il medicinale va preso senza riserve, senza paure, affidandosi completamente al suo potere di guarigione e di miglioramento della vita. Non servono dosi diverse a seconda del sesso, dell’età, della religione, delle inclinazioni: tutti possono tuffarcisi con la rincorsa.

Indicazioni mediche: battito cardiaco elevato, reazioni eccessive e spropositate, felicità, soddisfazione. Le storie d’amore portano a un costante miglioramento della personalità, dell’autostima, dell’avventura della vita. Attenzione: creano dipendenza.

Controindicazioni: le storie d’amore possono finire. Qualche volta perchè finisce l’ingrediente principale, qualche volta perchè si trovano dei farmaci sostitutivi, qualche volta senza spiegazione, qualche volta perchè gli ingredienti sembrano non essere più sufficienti, qualche volta perchè ci si rende conto che il dosaggio non era quello giusto per noi. In questi casi, indipendentemente da quale sia la motivazione, la fine delle storie d’amore porta con sè controindicazioni terribili: perdita di sonno, solitudine, mancanza di condivisione, perdità di priorità, di lucidità, tristezza, pianto, incomprensioni, isolamento, pessimismo, depressione, sconforto e chi più ne ha, più ne metta.

Cosa fare in caso di controindicazioni: In caso di controindicazioni delle storie d’amore dovrete avere una buon set di coraggio, di tenacia e di ottimismo. Non dovrete saltare nemmeno una dose di amicizia, di risate, di uscite spensierate. Sarà fondamentale fare appello a supposte di incoraggiamento (calcinelculosenonvoletealzarvidalletto pareva brutto), pastiglie di fiducia nel futuro, bustine di leggerezza, sciroppi di autostima e gocce di accettazione.

Qualcuno potrebbe pure obiettare che le controindicazioni siano più numerose delle indicazioni mediche dei benefici. Eppure se vi siete innamorati, anche solo una volta, ricorderete che quelle farfalle nello stomaco, quegli abbracci infiniti, quei baci che tolgono il fiato e quell’intesa dello sguardo e del corpo, valgono tutte le controindicazioni di questo mondo.

Quel legame che è stato così speciale sarà infinito, indistruttibile e irripetibile. Ma piano piano si sposterà in un universo parallelo, un universo verso il quale si guarderà con lucidità, consapevolezza e comprensione. Allora quel dosaggio  ci sembrerà chiaramente (finalmente!) non sbagliato in quanto tale ma, semplicemente, non adatto a noi. E, contemporaneamente, altri dosaggi e altri mix si verranno a creare a allora ci si ritufferà. Forse con un pò meno rincorsa, ma comunque fino in fondo.

G.

Photo by Matt Briney on Unsplash

Al calar del sole

50 sfumature di grigio che non ho

12 maggio 2018

No, purtroppo o per fortuna, non è una recensione del famoso libro erotico o delle posizioni sessuali proposte da Mr Grey. Insomma, per gli appassionati di dominazioni, sottomissioni e cravatte penso ci siano siti ben più preparati di me. E poi se penso a una stanza dei giochi ci vedo dentro Monopoly, Risiko e Cluedo.

Allora perchè l’hai intitolato 50 sfumature di grigio? Perchè voglio parlare delle 50 sfumature di grigio che, nella mia personalità, sembrano non esistere. SI, sono una persona bianca o nera e no, non è perchè in casa mia non è ammesso essere altro che juventini. E’ perchè metto da un lato ciò che è bianco e dall’altro ciò che è nero.

Le sfumature? Poche.

Esiste quello che è giusto e quello che è sbagliato. E poi considero anche quello che so che potrebbe essere giusto, quello che potrebbe essere sbagliato, quello che dipende dalle occasioni, quello che dipende dalla cultura, quello che dipende dall’educazione ricevuta, quello che dipende da chi hai davanti.

Visto? Qualche sfumatua esiste ma no, non arriviamo alle 50. Forse perchè la mia mente è ancora troppo chiusa, è ancora troppo salda a valori e ideali per riuscire a uscire dagli schemi mentali, arrivando ad aggiungere sfumature su sfumature, fin quando anche ciò che sono sicura che sia giusto e quello che sono sicura sia sbagliato si fondono e si confondono.

Ma è così sbagliato muoversi fluttuante nel mondo con i piedi ancorati a persone, situazioni, lavori, amicizie, ideali?

Se poi penso che la trilogia, di sfumature, ne ha 150 suddivise per 3 soli colori, mi domando: come la mettiamo con le persone? Come la mettiamo nella relazione e nell’incontro con l’altro e nell’altro? Se le sfumature sono così variabili e così diverse tra me e un appassionato di orto che può essere cresciuto a qualche via da casa mia, come la mettiamo per qualcuno che è cresciuto in un Paese lontano con una cultura così distante, magari di una generazione avanti alla mia? Come la mettiamo?

Come posso pretendere di comprendere i colori e le sfumature di qualcun altro se già le mie, in quanto sfumature hanno confini labili e in continuo movimento e mutamento e, dunque, non mi sono chiare?

Allora faccio un passo indetro. Partiamo dal presupposto che sono consapevole che i colori stessi, non solo le sfumature, sono in costante modifica, crescita, sviluppo, miglioramento e quindi non dati una volta per tutte ma in continuo diventire, mi chiedo: Come è possibile orientarsi nel cambiamento tenendo fisso e costante il bianco dal nero, senza che questi diventino fonte di giudizio, di prevaricazione, di esclusione e di incomprensione?

Ecco, lo sapevo, era meglio se parlavo di Mr Grey e di come conquista Anastasia a suon di orgasmi. Ma cosa ci volete fare, questo è un blog di viaggi (ultimamente più mentali) e quindi oggi è andata così. Niente cravatte, niente stanza dei giochi (in scatola!).

Prendetelo come un’immersione nelle sfumature dei miei pensieri e leggetelo immaginandomi con un bicchiere con 50 sfumature di rum, di fronte a uno spettaccolo della natura con 50 sfumature di meraviglia che mi aiutano a perdermi nelle 50 sfumature di grigio che non ho.

E poi, chissà, magari un giorno riuscirò pure a perdonarmi.

“Tra il bianco e il nero esistono mille sfumature di #hosbagliatocandeggio”.

M. Mangione

G.

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Le elezioni del 4 marzo, se anche voi ci state capendo poco

3 marzo 2018

Precisiamo bene: non è un articolo che ha l’ambizione di indirizzare verso un partito, un candidato o un’ideologia. E’ un articolo che nasce dal fatto che non sono riuscita a trovare informazioni chiare, coincise, che non richiedessero 8 mila ore di lettura. E’ un articolo che vuole essere un tentativo di chiarirmi le idee su tre cose:

  • per cosa si vota domenica;
  • quali sono le opzioni;
  • come si vota.

Siccome per capire le cose ho sempre bisogno di scriverle, ci ho provato e, questo, è quello che ne è uscito. Se sbaglierò qualcosa chiedo subito perdono: le informazioni sono davvero molte e non sono un’esperta. Non verranno affrontati moltissimi aspetti, solo quelli che, SECONDO ME, sono importanti da sapere per poter recarsi alle urne con l’anima (quasi!) in pace.

Per cosa si vota

Allora, siccome il nostro bel Pontevico si trova in Lombardia, noi domenica voteremo per tre cose:

  • la Camera;
  • il Senato;
  • Presidente e consiglieri della Regione Lombardia.

Quali sono le opzioni

La Camera

Partiamo subito con il botto, vediamo quali sono le nostre opzioni quando andremo a votare domenica:

> Coalizione di Centro Destra

> Coalizione di Centro Sinistra

  • Partito DemocraticoCandidato: Matteo Renzi.
  • + Europa. Candidato: Emma Bonino
  • Civica Popolare LorenzinCandidato: Beatrice Lorenzin (in questo caso non sono stata in grado di trovare/riconoscere il sito ufficiale di questo partito. In allegato troverete quindi il programma ufficiale).
  • Italia Europa InsiemeCandidato: Giulio Santagata (questo partito include il Partito Socialista Italiano, Federazione dei Verdi e Area Civica).

> Movimento 5 Stelle. Candidato: Luigi Di Maio

Partito Valore Umano. Candidato: Pasquale Ruga.

Partito Repubblicano Italiano – ALA. Candidato: Denis Verdini (anche in questo caso non sono riuscita a trovare il sito ufficiale. Pertanto in allegato troverete il programma elettorale completo).

Liberi e UgualiCandidato: Pietro Grasso (questo partito include Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, Sinistra Italiana – che include a sua volta Sinistra Ecologia Libertà e Possibile).

Per una sinistra rivoluzionaria. Candidato: Claudio Belletti

> Partito Comunista. Candidato: Marco Rizzo.

Potere al popolo!Candidato: Viola Carofalo (questo partito include Rifondazione comunista, Rete dei comunisti, Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista, Movimento Radical Socialista, Risorgimento Socialista, la rete Eurostop).

Italia agli Italiani. Candidato: Roberto Fiore (questo partito include Forza Nuova e Movimento Sociale Fiamma Tricolore).

Il popolo della famiglia. Candidato: Mario Adinolfi.

Casa Pound ItaliaCandidato: Simone di Stefano.

Il Senato

Per quanto riguarda il Senato, quest’anno sarà il mio primo voto e… purtroppo ci capisco ben poco. Il Senato è composto da 315 senatori elettivi e vengono votati solo dai +25enni (quindi, se i calcoli non sono errati, tutti quelli nati fino al 4/3/93 compresi!). Il Senato è eletto su base regionale: 309 seggi elettivi sono quindi ripartiti fra le regioni in proporzione alla loro popolazione (6 seggi sono assegnati dalla costituzione alla Circoscrizione estero).

Elencare tutti i possibili nomi renderebbe l’articolo (quasi) illeggibile, quindi vi allego questo e anche questo che ho trovato proprio stamattina e che penso possano essere abbastanza chiari.

Inoltre, questa immagine mi sembra possa riassumere bene le nostre possibilità.

Il presidente della Regione Lombardia

Per noi Lombardi è bene sottolineare che domenica non si vota solo per il  rinnovo del Parlamento ma si voterà anche per scegliere il nuovo presidente e i consiglieri della Regione. Per quanto riguarda il nuovo presidente, le nostre opzioni sono 7:

  • Attilio Fontana, ex sindaco varese della Lega, appoggiato anche da Forza Italia e da buona parte del centro destra;
  • Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, appoggiato dal PD e da parte del centro-sinistra;
  • Dario Violi, attivista del Movimento 5 Stelle;
  • Onorio Rosati, candidato di Liberi e Uguali;
  • Giulio Arringhi, fondatore del movimento Grande Nord;
  • Massimo Gatti, candidato delle liste “Sinistra per la Lombardia”;
  • Angela di Rosa, consigliere di Casa Pound.

Come votare

Per quanto riguarda la modalità di voto, Domenica 4 Marzo si vota in tutta Italia dalle 7 alle 23.

Sia per la Camera che per il Senato, ci sono 3 modi per votare. Si può votare:

  • la lista (in questo modo si conferma di appoggiare il candidato prescelto);
  • il candidato;
  • la lista + il candidato (attenzione: non è ammesso il voto disgiunto, che significa che non si può votare una lista e un candidato non connesso a quella lista!).

Il nuovo sistema elettorale (questo video potrebbe chiarirvi le idee) è misto tra poporzionale e maggioritario. Questo significa che 1/3 di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti 2/3 sono eletti con un sistema proporzionale di lista (ovvero l’assegnazione dei seggi avverà in modo da assicurare alle diverse liste un numero di posti proporzionale ai voti avuti).

Per le regionali il meccanismo di voto è diverso. E’ infatti possibile fare:

  • due segni: uno sul candidato e uno sulla lista (attenzione: in questo caso il voto disgiunto è ammesso!);
  • segnare solo il candidato;
  • segnare solo il contrassegno della lista.

Per le regionali, è inoltre possibile esprimere due preferenze, ma devono necessariamente essere due persone di sesso diverso.

Cosa votare?

Questo pezzettino è l’unico con idee personali, non potevo resistere!

Questo spetta a decisamente a ciascuno di voi. Sono sicura che le cose da tenere in considerazione siano davvero molte, prima di domenica dovremmo cercare qualcuno in cui riporre la nostra fiducia e questa è una delle cose più complesse al mondo. Facciamo fatica a fidarci dei nostri più cari amici, come possiamo fidarci di persone lontane e sconosciute che, storicamente, ricoprono/ricopriranno un ruolo che ha deluso moltissime volte? Non so dirvi, come si possa fare a fidarsi e affidarsi. Ma posso dirvi che credo fermamente nell’importanza di votare, di esprimere la propria opinione, di esercitare il proprio diritto/dovere. Anche se ci crediamo poco, anche se quest’anno è più difficile, anche se ogni tanto sembrano non crederci nemmeno loro. Votate con la testa e, un pochino, anche con il cuore: non si può mai escluderlo troppo in questa vita!

G.

Photo by Emily Morter on Unsplash

Al calar del sole

Appuntamento al buio con me stessa

14 febbraio 2018

Purtroppo la strada verso la consapevolezza e la conoscenza di se stessi sembra essere lunga e tortuosa. Ultimamente mi è pure venuto il dubbio che più che lunga, sia proprio infinita.

In questa giornata dedicata all’amore, il mondo sembra dirmi che devo amare per prima me stessa, ma nessun post, nessun articolo, nessuna citazione sembra darmi una risposta soddisfacente su come si possa fare. Quindi decido che una risposta la posso trovare io, o almeno la posso cercare. Ci penso e ci ripenso. Per trovare delle soluzioni, delle idee, per capirmi e per conoscermi meglio, di solito faccio qualche viaggio, se non fisico, mentale. Così parto e mi immagino in un piccolo cafè di Wissant, con una tazza di te e il rumore delle onde. Alla ricerca del modo per amare me stessa, mi immagino in un appuntamento al buio.

Ciao Giulia, piacere sono Giulia.

Se oggi potessi andare a un appuntamento al buio in un piccolo cafè di Wissant, ci andrei con me stessa e cercherei di conquistarmi, per convincermi a volermi bene.

Wissant

Sarà un pò di deformazione professionale, ma penso che sia necessaria una buona strategia per arrivare al cuore del mio target. Ci penso e scelgo la tecnica del contrario: punto tutto su quello che non sono.

Tra le cose che non sono, cara Giulia, ce ne sono alcune che non sopporto, altre che voglio lasciare immutate, altre ancora che sono dei work in progress. Però, insomma, se dici di voler amarmi, è bene che tu sappia quello a cui vai incontro.

Piacere, sono Giulia e non sono paziente. Significa che non so dare tempo al tempo, che se voglio chiamare una persona la chiamo e basta, che se voglio una risposta vengo a farti la domanda, che vorrei avere tutto e subito. Questo mi porta a essere talvolta invadente, qualcuno dice assillante. Ma queste sono caratteristiche secondarie perchè sono guidate dalla mancanza di pazienza, non dalla cattivera, dalla possessione, dai tramini, o dallo snobbismo. Queste cose non mi appartengono. Dai, Giulia, fidati, sai che ti direi la verità. Si, lo so, il risultato è lo stesso.

Non sono lineare. Che significa che sono difficilmente prevedibile (si anche per me stessa!), che non mi piacciono sempre le stesse cose, che un cibo che amavo fino a ieri, può essere che domani proprio non mi vada giù. Significa che non sono abitudinaria, che non mi piace avere una routine, che non mi piace avere sempre gli stessi ritmi e gli stessi orari. Questo non significa che io non sia costante, significa che mi annoio facilmente e che voglio fare quello che mi viene in mente nel momento in cui mi viene in mente. Siccome questo non è sempre (quasi mai) possibile, sono soggetta a numerosi sbalzi d’umore. Non importa se la cosa che vorrei fare è impossibile, se in questo momento mi viene in mente che vorrei andare a fare un giro sulla luna, quando realizzo che non lo posso fare, ci rimango male, ma proprio malissimo.

Non mi accontento facilmente (mai). Anche nel momento più perfetto, riesco a notare alcuni piccoli dettagli che avrebbero potuto essere migliorati. Non significa che non riesca a gioire del momento o che non riesca a sorprendermi, anzi! Significa che sto attenta a tutto ciò che mi interessa e no, non so se indossavi una maglietta o una camicia, ma probabilmente so quante volte hai alzato il tuo sopracciglio o hai guardato in alto a sinistra per non guardare me.

Non sono tante cose, potrei andare avanti ancora un pò. Ma nell’ appuntamento al buio con me stessa, in quel piccolo cafè di Wissant, con le onde che mi cullano, immagino che la voce mi stia iniziando a tremare un pochino.

Allora, Giulia? Non sei ancora scappata da questo rendez vous? Perchè sei ancora qui, perchè non te ne vai verso nuove mete, nuove persone, nuove qualità? Perchè?

Mmm fammi pensare. Certo, c’è del lavoro da fare. Ma penso di volerti bene anche così.

 

Così invadente, assillante, impaziente e impulsiva?

Si, anche così.

Forse nemmeno nel piccolo cafè a Wissant, con le onde del mare che mi tranquilizzano, sono riuscita a trovare una risposta a come poter amare di più se stessi. Ma per oggi, per questo 14 febbraio, ammettendo e realizzando tutto ciò che non sono, mi basta non scappare. E volermi bene, un pochino, anche così.

G.

Photo by hannah grace on Unsplash

Al calar del sole

Desidererei desiderare: tutto ciò che ho.

6 febbraio 2018

E’ ormai un pò di tempo che rifletto sulla differenza tra desiderare e desiderare di desiderare. Cioè sulla la differenza tra quello che desideriamo, a seconda della nostra personalità, delle nostre esperienze, delle persone che ci circondano e quello che vorremmo desiderare confrontandoci con i desideri degli altri che, qualche volta, vorremmo potessero diventare anche i nostri.

Attenzione: non lo desideriamo, desideriamo di desiderarlo.

Ciò che desideriamo crea in noi una forza, un’energia che ci spinge verso specifici obiettivi e determinate sfide. Ciò che desideriamo di desiderare, al contrario, è ciò che vorremmo affinchè le nostre spinte fossero diverse, dandoci la possibilità di mirare a nuove mete, nuovi risultati, nuovi stili di vita.

Desiderare: volere fortemente qualcosa che può appagare le proprie esigenze o i propri gusti.

Al primo posto, indiscusso, desidererei desiderare un orto. Seguono una casa con il giardino, un paio di pargoli, il sesso del mercoledì, una cena in un bel ristorante. Desidererei desiderare un lavoro stabile, in una sola città, a tempo indeterminato, tranquillo, rispettabile, soddisfacente. Desidererei desiderare un’avventura poligama che mi faccia star bene, che non mi faccia pensare. Desidererei desiderare i coriandoli, l’ape, un massaggio, le unghie ben fatte, i buchi alle orecchie e le scarpe con il tacco.

Se fossi stata Max avrei scritto “avrei voluto voler essere” anzichè “avrei voluto essere”. Insomma, un inizio di canzone, quantomeno, problematico.

Desiderare: volere fortemente qualcosa che può appagare le proprie esigenze o i propri gusti.

La verità è che, purtroppo o per fortuna, desideriamo ciò che ci aiuta ad appagare le nostre esigenze e desiderare di desiderare altro significa volere fortemente qualcosa che non rientra nell’indirizzo che abbiamo deciso di dare alla nostra vita. Giorno dopo giorno, step by step, il desiderio è motore di cambiamento, di sviluppo, di futuro. Di cammino, che è personale, inevitabilmente e inesorabilmente.

Desiderare di desiderare qualcosa che non desidero, significa che non desidero desiderare di essere qualcuno che non sono. Perchè, in fondo, sono consapevole che tutto ciò che desidero davvero rappresenta “tutto ciò che ho”.

E, alla fine, come diceva Max, non è affatto male.

poi ho capito che ogni mattina
io c’ero sempre,
ero sempre con me.
Se sono giusto oppure no,
se sono a posto o pessimo,
se sono il primo o l’ultimo,
ma sono tutto ciò che ho.
Se sono bravo oppure no,
se sono furbo o stupido,
se sono scuro o limpido,
ma sono tutto ciò che
tutto ciò che ho.

 

Un orto, mannaggia, un orto!

G.

Al calar del sole

La bolla dei buoni propositi del 2018… puff! We are back!

29 gennaio 2018
we are back

We are back! Chissà se qualcuno se n’è accorto (noi si!) che il nostro blog per un pò è svanito, morto, disperso nelle profondità abissali dei misteri dell’internet. Possibile che fosse entrato nella cerchia di coloro che decidono di sparire per qualche giorno, poi ricomparire con un messaggio, poi puff, poi ritornare, poi “no scusa, ma no, non pensare male, è che sono molto impegnato, sai l’orto…”? Possibile?

La verità è che non sappiamo cosa sia successo e, visto che noi di professione non siamo informatiche, ma semplici sognatrici, non ci è restato altro che fare un viaggio mentale per cercare di comprendere cosa fosse successo al nostro Not Far Enough.

Ecco la mia versione.

E’ passato un mese dall’inizio del 2018, vuol dire che 1/12 delle nostre possibilità di mettere in atto i buoni propositi del nuovo anno se ne sono già andate. Ed è incredibile come io sia riuscita a mantenere i miei elevati standard per ben… 11 giorni! Non siate crudeli, non pensiate che abbia mollato! Non è che, a un certo punto, io abbia deciso “ok ora mollo tutto ciao ciao ci ho provato”. No, no, l’arrendersi è stato molto più subdolo. L’energia dei primi giorni, la sensazione di possibilità, la sicurezza di potercela fare, hanno pian piano lasciato il posto alle piccole ansie, alle piccole sconfitte, al potere delle piccole cose negative.

Così, piano piano, mi sono dimenticata…

Mi sono dimenticata di non lamentarmi, di non soffermarmi, di mettere in prospettiva, di dare il giusto peso. Mi sono dimenticata di pensare in grande, di mantenere le promesse, di dare tempo alle persone, di dare tempo anche a me. Mi sono dimenticata di trovare tempo per leggere, per ascoltare una nuova canzone, per gustarmi una serie tv, per chiamare quella persona che poi non mi molla più. Mi sono dimenticata di lasciare andare, di lasciare liberi, di lasciare sentire anche quello che non si vorrebbe. Mi sono dimenticata di imparare a dire no, di respirare con più calma, di essere più diplomatica.

Possibile che in pochi giorni mi sia dimenticata tutto?

Ecco allora che il blog, un pò come l’eroe nelle favole, arriva surfando le onde del web, dritto dritto a me. Me lo immagino, in  tutto il suo splendore che mi guarda con quel sorrisetto, che ha anche mio papà, di chi mi conosce bene e sa che ci ho provato, ma che, insomma, avrei potuto fare di più. E nei miei viaggi mentali me lo vedo scendere dalla tavola da surf e, cantando meglio di Adele, mi dice: “Hello? It’s me! I was wondering if after all this time you’d like to meet, to go over… everything!”

Oh Blog! Sei tornato! Sei tornato giusto in tempo per ricordarmi che comunque sia andata questa prima chance di migliorare, ne ho ancora 11 e poi chissà quante ancora? Sei tornato per ricordarmi che qualche volta si ha solo bisogno di spazio, di sbagliare e di ricominciare? Sei tornato per darmi la possibilità di rileggere le nostre avventure? Sei tornato per darmi la possibilità di scrivere del viaggio che, per adesso, ho ancora solo la forza di sognare per quest’estate?

Ah non mi importa proprio perchè tu sia sparito, mi importa solo che tu sia tornato! Perchè, qualche volta, è bello anche solo accogliere, respirare e ricominciare. Ancora più cariche per la seconda chance di questo 2018.

 

Photo by Josh Calabrese

 

G.

 

Al calar del sole

Sfidarsi per vivere nell’ottica della speranza

17 marzo 2017

Odiare è più facile. Dire “no” è più facile. Evitare è più facile. Ignorare è più facile. E’ anche più facile lasciare vincere quella parte dentro che dice che abbiamo ragione, che non è colpa nostra, che sono gli altri che non capiscono.

E’ più facile non approfondire, accusare, non voler vedere, non mettersi in discussione.

Ci sono un sacco di cose che è più facile fare, tanto che, spesso, non riusciamo nemmeno a vedere l’alternativa. Siamo così accecati dalla facilità che l’alternativa, che si potrebbe raggiungere con un pò di sforzo, ci sembra impossibile.

Qualche volta, e a me purtroppo capita raramente, il nostro io più profondo ci manda dei campanellini d’allarme e l’alternativa viene a galla. A quel punto niente è più facile. Niente è più facile perchè, in fondo in fondo, abbiamo scoperto che l’alternativa c’è. Eccome se c’è.

Abbracciare l’ottica della speranza ci permette di vedere l’obiettivo con la giusta prospettiva. Permette di vedere oltre le difficoltà, oltre l’apparente facilità. La speranza permette di vedere la positività dell’esperienza negativa, il risvolto possibile della difficoltà e della paura.

Per questo, per tutto questo, qualche volta è bello sfidarsi. Qualche volta la vita non ti dà altra scelta, mettendoti di fronte a situazioni che mai avresti potuto pensare sarebbero successe proprio a te. Quando questo caso avviene la scelta è semplice: o sei dentro o sei fuori. O lotti o saluti.

Ma qualche volta la sfida deve partire da te.

Darsi degli obiettivi, imporsi piccole rinunce, decidere di vivere con una nuova idea in testa. Appassionarsi a qualcosa di uovo, ritagliare del tempo per prendersi cura di se stessi, ascoltare quella persona che è così pesante e per la prima volta comprendere davvero il dolore dietro le sue parole.

Sperare è fidarsi, per scoprire di potercela fare. Sperare è porsi in ascolto perchè il nostro cuore sia in grado di comprendere. Sperare è vedere oltre la paura, è vedere l’anima delle persone. Sperare è affidarsi alla forza delle relazioni che negli anni sono cresciute e sono maturate e sono cambiate e sono peggiorate e possono migliorare, possono sempre migliorare. Sperare è quando stai vivendo un periodo strano, un periodo in qui senti tutti i vicini lontani e quelli lontani vicini.

Sperare è vivere nell’oggi costruendo laboriosamente il futuro che, più di ogni altro, sogniamo e desideriamo. Sperare è quando mia nonna pensa a risparmiare perchè prevede di vivere altri vent’anni. Sperare è quando lei lo vede tornare per una volta sorridente e pensa che, forse, lo può ancora amare.

Sperare è quando mi metto in gioco perchè un giorno scoprirò che si, ce la posso fare anche io.

Sperare è rieducare il cuore affinchè possa scegliere la verità, la sincerità e, più di ogni altra cosa, l’amore.

G.

Al calar del sole

RESTARE. Perché partire non vuol dire fuggire.

6 marzo 2017
wanderlust

La parola “restare” deriva dal latino, “stare”. Stare fermo.

Stare fermo, restare. Stare fermo in un luogo, in una posizione, in un atteggiamento, in uno stato mentale, in un sentimento. Stare per non trasgredire, per non violare, per non traslocare, per non spostare. Stare per lottare, per capire, per mettersi alla prova, per essere un punto affidabile, per avere un punto di riferimento. Stare per non lasciarsi andare, per non essere alla deriva, per essere coerente, per la concretezza. Stare per non scappare, per cercare di amare, per non lasciarsi colpire, per non lasciarsi scalfire. Stare per rialzarsi, per vedere chi c’è, per capire chi si è, per vedere se ce la si può fare. Stare per vincere, per testardaggine, per fare una scommessa, per non ricominciare, per continuare. Stare per vedere le piccole cose, per osservare i cambiamenti, per trovare una soluzione, per credere in un giorno migliore. Stare per prevedere, per pianificare, per progettare, per costruire.

Stare quando si vorrebbe scappare, correre, essere portati via. Stare quando si vorrebbe scappare dalla sensazione di non farcela, di negatività, di impotenza. Stare quando la soluzione sarebbe partire per trovare una nuova energia, per trovare una soluzione, per trovare quel sorriso, per trovare un po’ di pace. Stare quando si vorrebbe andare per sognare, per aprire più porte, per vedere cose nuove, per aver occhi nuovi. Stare quando si vorrebbe spiccare il volo, staccare la spina, far sparire il dolore, far sparire le chiacchiere, far sparire qualsiasi rumore. Stare quando si vorrebbe il silenzio, la lontananza, la mancanza, il respiro, il sollievo del lontano, del diverso del pensiero. Stare quando si cade costantemente e ci si vorrebbe rialzare altrove. Stare quando la paura brucia tutto, quando il lontano è una certezza. Stare quando il là fa meno male del qua.

RESTARE perché partire non vuol dire fuggire.

RESTARE perché nascondendosi non ci si può vedere.

RESTARE perché ancora ce la si può fare.

G.