Al calar del sole

Un anno e un giorno

2 giugno 2016

Mi sento un po’ come il mare: abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per restarmene sola.

Alda Merini

Due righe per spiegare e implicitamente giustificare, questi mesi di assenza o meglio, di silenziosa e discreta presenza da Not Far Enough. Ci sono, sono ancora qui, attenta e presente ma al contempo mille miglia lontana, in quel luogo astratto che esiste nel profondo di ognuno di noi. Il posto dove si arriva mentre si viaggia la sera su un treno, con la fronte appoggiata al finestrino freddo guardando sospettosi e irrequieti il riflesso dei propri occhi.

Ci sono in ogni racconto, in ogni emozione condivisa e in ogni nuovo viaggio intercontinentale e traguardo nazionale di Giulia. Sono li, ma sono anche immersa nel mio viaggio, un viaggio che è un qualcosa di completamente diverso.

Un viaggio verso la costruzione di una quotidianità responsabile a cui non ero abituata, un viaggio verso l’indipendenza, un viaggio che nonostante un’apparente e geografica staticità è frenetico. Frenetico nei ritmi e frenetico nelle scelte che si fanno sempre più reali, più serie e in un qualche modo più adulte.

Vivo e mi nutro di sensazioni nuove e al contempo famigliari perché quotidiane: saranno viaggi in metro osservando il proprio riflesso nel vetro scuro mentre si torna a casa dall’ufficio ogni sera? Sarà l’ansia mista a soddisfazione quando si valica ogni mattina la soglia del building 1 e ci si siede alla propria scrivania? Sarà la piacevole sensazione di libertà quando in sella a una bici si scoprono angoli nuovi di questa nuova grande città?

Una scoperta che è anche un ricredersi su una città che in passato avevo scartato a priori e che ora sto scoprendo piano piano? Umiltà contro pregiudizi, stupore contro nostalgia, novità contro tradizione.

Il paradosso della staticità contro un movimento fisico, e così che ferma ma in costante movimento mentale, emotivo e individuale rimango fedele a quello che potremmo chiamare il principio del Not Far Enough.Lo faccio mio, lo faccio crescere in me e con me, cambiandolo, trasformandolo ma rispettandolo.

È passato un anno, abbiamo macinato kilometri insieme e separate e siamo pronte per un altro anno, per nuove storie, emozioni e donne che come noi continuano alla cieca ad andare avanti, sempre avanti.

Per cui auguri Giulia, auguri a noi, a voi e tanti auguri a Not Far Enough che ha solo un anno ma è già così cresciuto.

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