Al calar del sole

Viaggiare è anche… avere una giornata decisamente no!

13 giugno 2016

Avete presente quei giorni nei quali non ne va bene una? Ecco, a me non capitano mai. Oddio no, non è che non capitino mai, solo che cerco di non continuare a far l’elenco di cose che non vanno in un giorno, cerco di tenerle separate in modo tale che no, non sembrerà una cattiva giornata, ma semplicemente brutti episodi. Oggi è stato un disastro.

Tunz tunz tunz parapara tunz tunz tunz. Mi sto divertendo e intono un altro coro per la sposa, alzando il bicchiere e bevendo un sorso di vino che, si sa, a stomaco vuoto rende velocemente allegri. Afferro il cellulare per un’altra foto alla futura sposa e vedo che ho 67 messaggi whatsapp e, chiaramente non ci penso nemmeno ad aprirli. Ma un messaggio solitario, messaggio vero, sms, lampeggia in alto a sinistra. Nessuno usa più gli sms, nessuno tranne mia nonna, ryanair e sas. “Siamo spiacenti di informarla che il suo volo per domani è annullato a causa di uno sciopero. Provvederemo celermente a restituirle il denaro”. Muoio. Non vedevo l’ora di partire, tutto era pronto e adesso no, non si parte più. Metto in borsa il cellulare, faccio un altro brindisi e cerco di non pensarci. Non ci posso fare proprio nulla.

Letto ore 4.30, sveglia ore 9.30: dobbiamo comprare un altro biglietto. Tralasciamo che tutti i miei risparmi se ne vanno per il secondo biglietto, arriverò comunque a stoccolma troppo tardi. Per cosa? Per il weekend al mare. Pfffffffffffff: immagino le mie orecchie che lanciano fuoco come nei cartoni animato. Va bene, va bene, stiamo molto calmi.

Arrivo in aeroporto e, essendo sabato pomeriggio, c’è il mondo. Nessun problema, sono puntuale. Scelgo una coda per il check in e non serve dirvi che si rivela essere quella più lenta in assoluto. Addirittura ad un certo punto la chiudono e ci chiedono di aspettare per non più di 15 minuti. Ne passano 32 ma va bene. Ok, ok, ok, no problem.

Finalmente è il mio turno. Passo il biglietto elettronico sotto lo screen e, anziché la solita confortante luce verde, ecco che scatta una sorta di allarme accompagnato da un inquietante colore rosso. Bip bip bip bip. Error Error Error. Arriva un poliziotto e mi chiede i documenti, secondo il computer, io su quell’aereo non esisto e no, non gli interessa se l’ho pagato un sacco di soldi e no, non gli interessa che io abbia effettivamente in mano il biglietto. “Signorina dai, con il cognome che si ritrova arriverà un jet privato a prenderla”. Ah, ah, ah. Mi faccia passare questi dannatissimi controlli e mi faccia andare su quel maledetto aereo. Il poliziotto scompare promettendomi di tornare dopo 5 minuti. Ne passano 27 ma torna e mi fa passare. Era solo un errore di nonsocosa.

Ok niente può più andare storto, l’aereo è puntuale e io ho giusto il tempo di una tappa in bagno. Arrivo e il boarding è iniziato 5 minuti prima. Adesso voi mi dite quando cavolo succede che aprano il gate in anticipo. COMEEEEEE ON!!! Non me ne frega proprio niente di salire sull’aereo prima o dopo, ma oggi non posso permettermi che mi imbarchino la valigia: ho infatti nel trolley una macchinetta per il caffè. Ok il mio bagaglio è gigante e si distingue dagli altri per essere chiaramente più spazioso e rilevantemente più pesante. Ma se sono tra le prime persone a salire non sarà un problema. “Signorina la imbarchiamo questa valigia?” “Guardi, ho visto che sta partendo proprio da me a far imbarcare le valige, se potessi scegliere preferirei tenerla con me, ho dentro una cosa molto molto fragile” “e che problemi ci sono? Tiri pure fuori quello che vuole e lo metta nella borsetta”. Come cavolo faccio a mettere la macchinetta del caffè nella mia borsetta che è così piccola che non riesce a contenere nemmeno il mio portafoglio? Porca di quella miseria. “Guardi, la prego, mi lasci tenere la valigia, l’aereo non mi sembra così pieno” “Signorina, o la imbarchiamo gratuitamente, oppure la pesiamo e la imbarchiamo facendole pagare 50 euro, perché lo sappiamo entrambi che questo bagaglio è più di 10 kg”. Simpatico. Ok, viaggio sempre come un mulo indossando 4 magliette, 3 paia di pantaloni, 8 mutande e 7 calze, i miei bagagli sono più pesanti e più ingombranti di quello che dovrebbero ma no, OGGI, non me la imbarcare amico, dai!!!

La valigia va imbarcata e vado dritta da quel signore addetto di caricare i bagagli a mano in stiva. “Mi scusi nella mia valigia c’è una cosa molto fragile, potrebbe trattarla delicatamente?” “guardi signorina le assicuro che io sarò dolce come un pasticcino con la sua valigia, ma non le posso assicurare che i vichinghi faranno sul serio” “non è che c’è un timbro, una scritta, un cartello, come nei film che indica che la valigia è estremamente fragile?”. Scoppia a ridere e si toglie gli occhiali da sole. Mi guarda, prende la valigia e mi augura una buona giornata. Magari, amico, magari.

Cammino verso l’aereo e mi fermo un secondo. Guardo le montagne, sono proprio belle. C’è un sole meraviglioso e si, sto finalmente partendo. Non lo so, forse un po’ me le cerco ma in quel momento, in QUEL DANNATO MOMENTO ha iniziato a diluviare. Con il sole. Quando io dovevo arrivare alla coda dell’aereo. NON E’ VERAMENTE POSSIBILE.

Salgo sull’aereo e noto che non solo ci sono molti posti liberi, ma c’è un sacco di spazio per le valige. Sigh, la mia macchinetta del caffè sarà distrutta nella mia valigia.

Adesso devo spegnere il pc. Non so veramente cosa aggiungere, se non che se dovesse cadere l’aereo e voi doveste trovare il mio articolo, allora sappiate che l’idea di raccontare a #notfarenough le mie sfighette, l’idea che viaggiare tanto vuol dire anche andare incontro a giornate così, mi ha fatto sorridere.

Se invece state leggendo questo articolo è perché tutto è andato benone e io sono contenta 🙂

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Tramonto svedese, ore 23.45

 

G.

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