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Nel sentiero che porta alla felicità, essere “not far enough” è l’unica cosa che conta.

22 giugno 2015

“Not far enough”. Non abbastanza lontano. Forse di impatto viene da pensare a qualcosa riferito alla distanza fisica: il viaggio; la distanza di due innamorati; un posto dove abbiamo lasciato il cuore. Ecco, il cuore, appunto. Perché a me, “not far enough” fa pensare al cuore. Non essere lontani col cuore. Così mi sono chiesto cos’è per me “non essere distanti col cuore”. E mi sono risposto questo.
“Not far enough” è rischiare un pochino; è non rimanere chiusi nelle nostre paure e nelle nostre sicurezze, ma è mettersi in gioco, anche se questo crea un po’ di agitazione. Perché rischiare è l’unico modo di superare i nostri limiti, e non essere distanti dai limiti delle altre persone.
Not far enough” è andare, è camminare, è avere polvere sulle scarpe. E’ camminare nelle (e con le) vite degli altri; è poter dire di essere arrivati alla fine del nostro cammino con le scarpe consumate e le ossa stanche, piuttosto che ben riposati e con vestiti puliti.
“Not far enough” è aver voglia di sperimentare e di conoscere; è toccare con mano la miseria (è vero, è toccare con mano anche la ricchezza, ma la miseria da qualcosa in più). E’ un bambino con i pantaloni rotti, mentre tu guardi le tue scarpe firmate; è una mamma che regge in braccio tre figli smunti, mentre tu stai guardando il tuo piatto strabordante per il pranzo. E’ andare fiero dei tuoi risultati scolastici e lavorativi, mentre ricordi un ragazzino che ti dice quanto desidererebbe una matita e un quaderno. E’ vedere con i tuoi occhi la malattia ed i conflitti; è l’unico modo per comprendere l’altro.
“Not far enough” è non avere preconcetti. Correggo il tiro: è cercare di non averli. Perché la ricerca della felicità è l’unica cosa che accomuna ognuno di noi su questa terra. La cerco io che scrivo e la cerchi tu che leggi. E anche tu, come ognuno su questa terra, la desidera e la merita.
“Not far enough” è accogliere. Accogliere sempre, soprattutto quando è più difficile. Quando l’altro ci fa paura, è troppo diverso o non lo comprendiamo.
Essere “not far enough” in queste situazioni è complesso, ma la soddisfazione dove la mettiamo?
Insomma, “not far enough” è vivere. Non trascorrere le giornate, ma vivere. E’ costruire qualcosa, non guardare qualcuno che costruisce. E’ scegliere, non affidarsi sempre alle scelte degli altri. E’ essere consapevoli, non fermarsi alla superficie delle cose. Le solite belle parole, direte. Le solite frasi fatte. Eppure è possibile.
Perchè nel sentiero che porta alla felicità, essere “not far enough” è l’unica cosa che conta.

“Not far enough” è vivere

M.

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1 Comment

  • Reply Luciana 2 luglio 2015 at 21:52

    Complimenti !!!! Riflessioni profonde che chiunque abbia viaggiato, non solo con gli occhi da semplice turista ,non può che apprezzare.
    Luciana

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