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Scandinavian Dream

2 luglio 2015

Da piccola sognavo l’America. Sognavo di rimanere accecata dalle luci di Manhattan, di camminare tra i grattacieli frastornata dal rumore dei claxon impazziti e di potermi permettere cibo take-away ogni sera.

10264906_10203675903687994_1767730585294786700_n Ogni tanto mi chiedo cosa mi sia mancato per aver sempre avuto il bisogno di andare oltre, altrove. La mia vita in quella piccola cittadina sarda non era così male: svegliarmi con la brezza marina che sa di elicriso, immergermi nelle acque ghiacciate e trasparenti del Sinis e coricarmi sotto il cielo stellato aspettando che i fenicotteri rosa mi volassero sopra la testa. Non mi mancava nulla, tranne me stessa.

Così ho iniziato ad essere anche io una donna con valigia. Quella valigia l’ho riempita di ricordi, colori, profumi, musiche e amori. E’ un po’ come la borsa di Mary Poppins, è un pozzo senza fondo dove custodisco gelosamente tutto. Ogni volta che però tornavo a casa, la valigia era sempre più profonda e lasciava un nuovo spazio da colmare, sino a quando questo spazio non ha preso il sopravvento e ho dovuto assecondarlo.

Così ho incontrato il mio primo vero amore, la Svezia. Non mi importava di avere sempre le ciglia congelate e di sembrare una melanzana con il mio giubbotto da neve viola. Ho scoperto che il profumo della neve soffice la mattina mi piace come quello del caffè. L’acqua nera d15185_10205571448155421_756372952065337837_nei laghi mi fa ancora un po’ schifo, ma nessun altro luogo mi ha fatto sentire così persa e allo stesso tempo sicura. Pensavo che la mia armonia con il mare fosse l’unica sensazione che potesse farmi sentire viva. Invece no. I laghi, i prati, i boschi e l’aurora boreale mi hanno riempito di bollicine.

Ma non posso mentire a me stessa, senza il mare non ci sto. Così il mio secondo colpo di fulmine: Copenhagen. La sirenetta è alta 1,50 circa, come me. Tivoli mi inebria con il suo profumo di tulipani e zucchero filato. Affittare una barca per fare il giro dei canali costa 5 euro e chiunque può sentirsi divo. Ma qui comunque è più considerato figo chi mangia solo pane di segale e chi va a coltivare l’orto urbano. Girare con la mia bici rossa taglia 12anni mi fa sentire un po’ grande. Però non sono ancora pronta per la vita da adulta. Studio, lavoro, faccio la volontaria, faccio i piatti, pulisco, cucino. Ok, lo faccio, ma voglio ancora viaggiare, la mia valigia non è completamente piena.

L’America non la sogno più. Sogno un piccolo cottage rosso rame davanti alle sponde di un lago, il profumo dello snaps che mi ubriaca e l’aurora che danza sopra la mia testa silenziosamente. Ora non solo sogno la Scandinavia, me la vivo. E in fin dei conti, il cibo take-away manco mi piace.

 

Y.fotooo

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1 Comment

  • Reply Michele Vicentini 3 luglio 2015 at 16:31

    Bell’articolo Ile! Leggendolo mi sembra quasi di essere lì 🙂

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