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Spostamenti di famiglia

4 agosto 2015

Ci è sempre piaciuto viaggiare, come individui, come coppia, come famiglia.

E’ risaputo che viaggiare significa imparare, fare esperienze, conoscere luoghi e persone che ti insegnano e ti fanno comprendere quanto tutto possa essere relativo….mai assoluto.

Fu così che alla proposta di trasferire l’intera famiglia per esigenze di lavoro del capofamiglia in un’altra città, in un altro paese, in un altro continente per un periodo di …..2, 3, 4 anni…..i dubbi sono stati veramente pochi e si sono dissolti quasi immediatamente in un convinto, seppur denso di incognite, SI’.

Certo questo avrebbe voluto dire cambiare abitudini, lasciare temporaneamente il lavoro che fa parte di me, far cambiare scuola a Marta e Giorgio di appena nove e sei anni; allontanarli dagli amici, dagli affetti familiari ma la volontà di tenere unita la famiglia in un’esperienza di questo tipo, non ha dovuto lottare con troppi dubbi e incertezze.

Ed ecco che i primi di luglio del 1999 io, Marta e Giorgio abbiamo lasciato il caldo estivo di Lodi per immergerci nel caldo perenne de Il Cairo e raggiungere Ferruccio che già da qualche mese lavorava e aveva trovato casa a Mohandessin.

 

Indelebili le immagini dell’aereoporto di Linate con i nonni visibilmente commossi, ma altrettanto forte nella mia mente l’impatto con suoni, profumi, odori, modi di vestire, di parlare,di gesticolare….. una volta arrivati all’aereoporto de Il Cairo.

Tante, troppe sarebbereo le sensazioni, gli aneddoti, gli umori, le vicissitudini quotidiane da raccontare: il primo giorno della prima elementare di Giorgio, la Prima Comunione di Marta, l’apparecchio per i denti di Marta, l’esperienza alla Caritas della città con le neo mamme e i loro piccoli, la guida nel traffico cittadino, l’ufficio di Wadj el Nile…….

Dell’esperienza in Egitto, che alla fine è durata poco meno di due anni, rimangono i legami forti di amicizie strette con persone care, la coscienza di aver potuto vivere da “espatriati” in un paese straniero con tanti privilegi e pochi disagi, la consapevolezza di  esserci potuti immergere in una nuova realtà che ci ha donato occhi nuovi, orecchi nuovi e soprattutto un cuore nuovo.

Le lacrime di una bambina di nove anni al momento dell’arrivo poiché tutto sembrava brutto, sporco, faticoso da affrontare, sono state le stesse versate al momento della partenza  definitiva per l’Italia.

Sì, perché vi era , forse, la consapevolezza che un capitolo di vita importante, seppur relativamente breve, si stava chiudendo…….inesorabilmente.

 

L.

cairo

 

 

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