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Un’altra faccia della Cina

15 ottobre 2015

La prima settimana di ottobre in Cina significa una cosa sola: sette giorni di vacanza per milioni di cinesi che si riversano nelle già piuttosto trafficate strade del Paese per tornare, spesso dopo quasi un anno di assenza, nella città o nel villaggio di origine oppure, i più fortunati, ne approfittano per fare i turisti a casa propria e viaggiare. Durante la cosiddetta Golden Week è la Cina intera che si sposta e per noi studenti internazionali a Pechino l’opzione migliore è quella di scappare dalla capitale che di lì a poco sarà ancora più caotica del solito e trovare rifugio in una qualche zona meno “popolare”. È proprio così che mi sono ritrovata a trascorrere quattro giorni in Mongolia Interna, la provincia autonoma del nord che segna il confine tra la Cina e la Mongolia vera e propria.

mongolia 1

Bastano una decina di ore di pullman per lasciarsi alle spalle città grigie e inquinamento e ritrovarsi immersi in paesaggi mai visti prima. Ad immense praterie che pian piano stanno prendendo i colori dell’autunno si susseguono deserti e zone rocciose a loro volta intervallate da città moderne piene di luci. Attraversando la Mongolia Interna, vasta più di tre volte l’Italia, ogni esperienza diventa realizzabile: si possono fare cavalcate inseguendo il tramonto su prati che sembrano non finire mai, si può dormire in una tenda tradizionale provando sulla propria pelle il freddo delle notti nelle praterie e contemporaneamente guardare un film hollywoodiano sul maxi schermo posizionato davanti al letto, si può assaggiare latte di capra fresco mentre la radio suona l’ultima canzone di Justin Bieber, ma anche cavalcare cammelli, solcare le dune del deserto su quad che sfrecciano a tutta velocità o visitare musei che, in tre piani di esposizione, sono in grado di raccogliere tutto lo scibile umano in modo più o meno sconclusionato. Ma basta guardarsi intorno un attimo per capire subito che si è in una parte della Cina poco cinese, dove la maggioranza Han lascia posto ad un mix di minoranze etniche, dove i piatti tradizionali sono prevalentemente a base di carne di capra, dove gli animali pascolano ancora liberi per i prati e dove tanti oggetti sembrano ancora fatti in pelle, pelliccia oppure legno ed osso lavorato.

mongolia 2

L’impressione che questa Provincia cinese ti lascia è di forte clash tra tradizione e slancio verso la modernità, tra desiderio di tenere vivi gli usi e i costumi di una parte tutta originale del paese e la voglia di attirare turisti perché possano godere delle sue meraviglie. Si tratta di una zona che per la sua cultura e per le numerose influenze straniere nel passato ha tanto da offrire ma che, allo stesso tempo, non ha ancora imparato a valorizzarsi al meglio. È un piccolo, grande diamante grezzo cinese che riserva incredibili sorprese a chi decide di avventurarsi attraverso le sue distese infinite.

 

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M.

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