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Viaggiare col Cuore, a Xi’An come dietro casa

29 novembre 2015

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Certi viaggi non li descrivi solo con le parole, le situazioni, i cibi e le sensazioni. Certi viaggi appartengono alle persone con cui lo hai fatti e quelli più belli sono quelli in cui i tuoi compagni hanno reso possibile tutto ciò che le parole, le foto e i racconti mostreranno. 

All’inizio del mio racconto c’è un ufficio e ci sono due poco più che ragazzi che per lavoro si incontrano, Prima una riunione, poi un pranzo, come spesso si fa in cina, Scaturiscono un’intesa, una lingua condivisa, un insieme di vissuti comuni che non ci si stanca di raccontare, anche se uno in quelle situazioni ci vive e l’altro ci ha passato solamente un anno per studio all’estero.”Solamente”, parola sbagliata: tutti i ragazzi che hanno studiato all’estero sanno che influenza questa esperienza ha su di loro per il resto della vita, e ancora di più nel caso di un ragazzo cinese che passa un anno in Italia. Una volta tornati in Cina, non  sarà più lo stesso, mai più.

Uno dei due ragazzi è appunto cinese: viene da Xi’An, la capitale dello Shaanxi, nota soprattutto per l’esercito di terracotta, e qualche volta capita a Pechino, nell’ufficio dell’altro ragazzo, italiano. E’ benvoluto da tutti perchè è intelligente, gentile e ci sa fare, molte qualità che ha imparato a prendere dal buono che ha trovato in Italia. Le volte che i due si vedono il cinese rivolge spesso all’altro la frase ”vieni a trovarmi a Xi’An, vieni che ti faccio vedere la mia città”. 

Altri amici ci erano già stati, addirittura avevano opinioni contrastanti sulla città, ma questa volta all’italiano non interessano consigli; la destinazione non è Xi’An, è la città di un amico, molto più di una visita turistica. E’ condividere un pezzo della propria esperienza con quella di un amico, prima che di un collega. Come spesso gli succede, il ragazzo italiano si affida all’istinto e sceglie di partire, ma cerca comunque una ”copertura razionale” per la decisione d’impulso. Così, per non fare il viaggio da solo, cerca un compagno. Dopo un po’, lo trova in un eccentrico ma brillante ragazzo russo, non esattamente il centro della festa, ma sicuramente molto più affine a lui di altri. 

Con anche la ragione sistemata, non manca che partire, Qualche consiglio da qualche amico cinese, l’organizzazione lasciata al russo e una fiducia incondizionata nel cinese, il ragazzo italiano può fare una delle cose che più preferisce quando si tratta di viaggi: concentrarsi su altro fino al momento di partire, in modo da coglierlo come una scoperta totale e continua. La perfezione del viaggio e l’ottimizzazione del tempo passano in secondo piano e si coglie la bellezza anche in piccole cose insolite, come il gusto di perdersi in una città che non si conosce o di decidere il proprio itinerario a braccio. Proprio questo, forse, contribuisce a rendere così speciale la sua Xi’An.

Il cinese è il degno erede della sua cultura millenaria e da buon ospite ha pianificato tutto, ma la discoteca, l’alcol e una chiamata al lavoro improvvisa costringono il russo e l’italiano ad esplorare da soli una città di cui, affidandosi completamente a lui, conoscono poco.

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Avete mai avuto l’impressione di essere in un’isola deserta ma piena di tesori nascosti senza una mappa nè una strada tracciata da seguire? Per lui Xi’An è così, se mentre cammina trovava uno scorcio o un angolo interessante, chiede ”Andiamo di qua?” ”Ma l’attrazione principale è dall’altra parte” ”E allora?” e ci va. 

Chi legge, in ogni posto del mondo, per lavoro o studio costretto o libero, felice o annoiato, dovrebbe prendersi un po’ di tempo, diciamo almeno un’ora e mezza, per girare seguendo il proprio istinto. Si può partire da qualsiasi punto si desideri, magari anche da un piccolo posto che si conosce bene, con una sola regola: ascoltate il vostro cuore e il vostro intuito e non abbiate ansia di chiedervi dove siete finiti, Non fatevi domande, camminate seguendo il cuore e la curiosità: non importa che voi conosciate il posto alla perfezione o sia la prima volta che ci andate, prima o poi noterete un angolo, una svolta, un cortile che vi chiamerà e voi dovrete essere lì, pronti ad assecondare questa voce. 

Ovviamente ci sono alcune regole base: meglio a piedi o al massimo in bici, meglio soli o con qualcuno con cui vi trovate molto bene, fatelo cercando di non pensare a niente, la musica può aiutare ad entrare nel mood e comunque sinceratevi di non andare dove è meglio non andare. Oltre questo, niente, è un inno alla libertà.

Le bellezze di Xi’An sono tante, ma la sua forma quadrangolare, le mura, il quartiere mussulmano e l’anima senza tempo riportano il ragazzo italiano un po’ a casa, sentendosi così a suo agio da viaggiare libero e scoprire lati e luoghi che non sono sulle guide e sulle mappe, e per questo ancora più belli.

Un esempio di questo tipo di viaggio è molto chiaro: con l’amico russo sta seguendo la strada per un importante tempio di Xi’An, quando si imbatte in un’indicazione che reca il nome di un altro tempio, indicato in nessuna mappa nè guida, D’istinto, senza pensarci e facendosi portare dal cuore, segue le indicazioni e si trova davanti un blocco di palazzi decadenti in stile industriale comunista: sporchi grigi e tristi. Proseguendo lungo la via che costeggia questi palazzi, si trova un muro divisorio con all’estremità alta cocci di vetri rotti, a difesa contro in eventuale irruzione di ladri (cosa strana, vista la spettralità e la miseria del posto). A rendere il paesaggio ancora più lugubre contribuisce il filo spinato posto sull’ingresso principale del quartiere, che ricorda ad entrambi gli anni della guerra.

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Per niente impressionati proseguono, poi la strada comincia a restringersi, formando un imbuto con uno stretto passaggio e mura su entrambi i lati. Dall’altra estremità della strada si avvicinano due signore cinesi, il ragazzo russo dice: ” Andiamo via, non mi piace questo posto”, ma l’italiano non sente storie: ”Ci sono delle signore che vengono dall’altra estremità, saranno pure venute da qualche parte, io voglio trovare il tempo”. E proseguono. La strada si fa ancora più stretta e sono necessari due o tre tentativi per imboccare la giusta via ed arrivare ad una ancora più stretta stradina che conduce a destinazione. Come si entra attraverso una porta che a malapena si scopre aperta, lo spettacolo si mostra ai loro occhi. Il tempio è semplicemente splendido: diviso in tre edifici, ornato da fiori, campane tipiche e architetture tradizionali. Ma come spesso accade in Cina, la bellezza è affiancata dalla brutalità: mentre si avvicinano al corpo principale del tempio, un cane legato comincia a ringhiare contro di loro, pregustando la tenerezza di un polpaccio europeo. Dietro-front e giro dall’altro lato dove scoprono che giusto di fianco è stato costruito un gigantesco e pesante edificio che cozzava palesemente con la grazia e l’eleganza del tempio. Ma l’istinto li ha portati lì e e il colore giallo-oro autunnale tipico del Gingko (il più famoso albero cinese) ingentilisce tutto e dona loro un’emozione che non sbiadirà. 

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Nessuno probabilmente avrebbe raccontato loro di quel posto e se non avessero deciso di proseguire da soli non avrebbero mai visto quel tempio e vissuto quell’avventura.

A voi è mai capitato?

Sul treno di ritorno a Pechino, potrebbe scrivere di tante cose, di palazzi incredibili, cibi inusuali, fascini orientali, ma questo ragazzo ha preferito condividere con voi il suo modo preferito di viaggiare. Lui, questa volta ha scelto di viaggiare ed esplorare scegliendo il cuore due volte: la prima seguendo un amico, la seconda lasciando che il suo istinto lo guidasse nello scoprire la città.

Magari voi, viaggiatori esperti ed incalliti, conoscerete già questo modo di viaggiare, oppure no e volete provarlo. Ricordate che si può fare anche nella propria città e persino nella propria via, spesso quello che serve sono solo occhi nuovi e la voglia di ascoltare il proprio cuore.

Questa era la mia Xi’An, voi cosa avete visitato e visiterete, affidandovi almeno in parte all’istinto e al cuore?

 

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A.

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